ARTE E VITA

Nelle culture africane di villaggio vi è una stretta relazione tra il ciclo di vita agricolo annuale e quello della vita umana.
Al momento del raccolto un ciclo finisce, ma un altro ne ricomincia subito dopo; ciò vale anche per le persone, specialmente per coloro che muoiono giovani senza figli: si crede possano rinascere con la generazione successiva.
Così ogni momento chiave della vita può essere visto come un passaggio da uno stato ad un altro, accompagnato da cerimonie in cui gli oggetti artistici utilizzati sono lo strumento per manifestare credenze religiose ed esprimere idee associate ai culti.

1. Nascita
Molte opere d’arte sono state realizzate per incoraggiare la fertilità femminile e molti templi sono dedicati a divinità che proteggono e sostengono la maternità, perché ancora oggi nelle aree rurali sono i figli a sostenere i genitori in tarda età ed a nutrire gli spiriti degli antenati attraverso offerte sacrificali.
La capacità di avere bambini può essere fatta risalire ad una coppia primordiale di antenati progenitori di tutto il clan, esseri semi-leggendari che fissarono le regole morali oppure figure ben precise i cui nomi si possono ritrovare nei racconti orali di ogni popolo.

2. Iniziazione
Nella fase dell’iniziazione alla vita adulta gli oggetti d’arte sono usati per comunicare visivamente ai partecipanti gli ideali del gruppo, per illustrare le regole di condotta morale che devono seguire e per dar forma agli spiriti protettori.
Per entrambi i sessi l’iniziazione prevede una fase di allontanamento dal villaggio per ricevere conoscenze legate alla vita adulta. Il reinserimento nella comunità è accompagnato dalla presenza di maschere o di bambole della fertilità ed in molte popolazioni il matrimonio segue immediatamente l’iniziazione, per inserire la persona nella comunità degli adulti.

3. Vita adulta
In Africa il successo di un adulto si misura sulla sua capacità a crescere una famiglia in modo da assicurare la continuità delle future generazioni.
Credendo che la vita delle persone sia influenzata dagli spiriti, in caso di difficoltà viene consultato un uomo di medicina, un ponte tra il mondo naturale e quello soprannaturale e l’arte permette di comunicare con questi esseri invisibili e controllare il loro potere. Dando loro le forme di corpi maschili e femminili gli spiriti della foresta possono ricevere cibo, bevande e preghiere e l’apparizione di maschere dai volti umani può dare identità e personalità ai misteriosi e intangibili spiriti della natura.

4. Età avanzata
Avendo concluso la loro attività di cura dei figli, gli anziani sono più attenti alla salute ed al benessere del clan e della comunità. Rispettati per l’esperienza, possessori dei segreti del gruppo considerati le chiavi di sopravvivenza delle successive generazioni, nelle culture africane gli anziani diventano sacerdoti, guaritori, maestri, governanti, consiglieri.
Sono anche onorati per il loro potere spirituale e perché diventando presto antenati potranno interferire sul benessere di coloro che lasceranno.

5. Morte e rinascita
Nelle culture africane la morte non è la fine di tutto e si ritiene che oltre la vita vi sia un regno abitato dagli antenati.
Finché lì vi abitano, essi continuano a sostenere i vivi agendo da intermediari con gli spiriti della natura e l’arte rappresenta un punto di contatto tra i due mondi, quello dei vivi e quello dell’al di là.
Il ricordo del defunto può essere mantenuto vivo attraverso le maschere che sfilano in processione per il villaggio e con le statue collocate sugli altari familiari o nei templi comunitari, oggetto di preghiere e sacrifici per ottenere protezioni e benedizioni.

Non si tratta di un cerchio della vita che si chiude, ma come in una spirale aperta, gli antenati ritornano alla nascita in questo mondo … e tutto ricomincia

Per saperne di più:

http://www.imamuseum.org/interactives/cycles/

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