ARTE PER CURARE

In Africa molti oggetti d’arte sono creati da persone che ritengono che gran parte dei fatti della vita ed il loro significato siano determinati dal mondo soprannaturale.
Le benedizioni o le maledizioni degli spiriti possono determinare la differenza tra successo e fallimento, salute o malattia, pace o conflitto.
La stretta relazione tra cura e religione in Africa è ben illustrata dalla credenza comune che la separazione del benessere fisico da quello spirituale possa causare seri danni ad un individuo o ad una comunità. Di conseguenza l’interazione tra uomini, spiriti e divinità è necessaria alla salute ed alla prosperità.
Lo spazio che separa il dio creatore, l’Essere Supremo, dall’uomo è riempito da una serie di mediatori, inferiori a Dio e superiori all’uomo. Si tratta di divinità minori, di spiriti secondari, incaricati dall’Essere Supremo di compiere determinate funzioni nel mondo e presso gli uomini. Hanno corpo e temperamenti umani (sono contenti, gelosi, generosi, vendicativi, a seconda dei casi) e sono destinatari di preghiere e sacrifici.

Anche gli antenati hanno un ruolo importante per i popoli africani. La presenza attiva degli antenati nella comunità dei vivi è vitale per il mantenimento del loro ricordo. Dal momento che il loro intervento spesso causa e cura afflizioni, gli antenati hanno un ruolo importante nelle arti delle guarigioni.
Gli antenati – chiamati anche morti-vivi – sono viventi di un genere particolare. La morte non ne ha alterato la personalità, la natura; solo il loro modo di vita è cambiato. Abitano nell’altro villaggio, in una condizione privilegiata. Avendo vissuto la vita terrena e avendola portata a termine, conoscono meglio di chiunque la condizione umana ed i bisogni degli uomini. Per questo vengono invocati in caso di bisogno.
Se l’antenato appartiene al mondo dei morti, è pur vero che in ogni comunità è presente uno specialista, l’uomo di medicina, che si pone tra la comunità e Dio. Chiamato babalawo tra gli Yoruba della Nigeria e nganga nell’Africa Centrale egli corrisponde al sacerdote, al rabbi o all’imam delle tre grandi religione monoteiste, ed è colui che aiuta gli individui a trovare delle soluzioni ai problemi in caso di necessità. Una donna lo può consultare quando presenta delle difficoltà ad avere dei bambini.
Un padre ne chiederà l’aiuto se il figlio non riesce a crescere sano oppure se la famiglia è colpita da una malattia, una carestia nei raccolti o un incidente.

In molte lingue di origine Bantu parlate in Africa Centrale e Orientale il concetto di salute è associato a quello di equilibrio, purezza, calma, ordine, resistenza e forza.
Al contrario la malattia è legata a conflitto, sporcizia, ira, confusione, disgrazia, sofferenza.
Tra i popoli Kongo i minkìsi rappresentano un particolare aspetto della loro arte. Nei villaggi per una persona adulta il successo è misurato dall’abilità a trovare un partner, crescere una famiglia, provvedere ai bambini che garantiranno la sopravvivenza della famiglia stessa per le generazioni future.

Ogni adulto è avvolto da preoccupazioni legate alla salute dei bambini, alla sua capacità di procurarsi i mezzi per vivere, a curare la sua salute e quella del partner, alle numerose incertezze cui occorre far fronte nel corso della vita.
Per un uomo o una donna Baulé della Costa d’Avorio avere un matrimonio duraturo, crescere tanti figli, sostenere la propria famiglia è un problema serio; da qui la massiccia produzione di statue maschili e femminili che rappresentano gli sposi dell’al di là.

In conclusione, le arti africane sono spesso usate per onorare, imitare o invocare esseri soprannaturali, per costruire un ponte tra umano e divino che garantisca benessere e prosperità e contrasti o attenui le sofferenze ed il dolore.

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