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Il Museo africano

Far conoscere tradizioni, abitudini e principi di diversi popoli, così come far luce sulle trasformazioni sociali, artistiche e spirituali in atto nell’Africa subsahariana costituiscono la missione culturale di questo museo.
Attraverso l’osservazione e la manipolazione degli oggetti, le attività creative di laboratorio e le animazioni interculturali, ogni partecipante è invitato a interrogarsi sulla propria identità e sulla propria cultura, per scoprirla consapevolmente attraverso l’incontro con l’Altro.

• Scuole e Centri Ricreativi Estivi
Il Museo Africano propone alle scuole un percorso ludico interattivo organizzato in quattro tappe:
– accoglienza con saluto di rispetto all’insegnante e cerimonia del tè;
– visita giocata alla mostra temporanea “Kazi Njema! Buon lavoro” (per tutti) e lezione interattiva con lavagna elettronica multimediale nella collezione artistica (a partire dagli 8 anni);
– laboratorio di manipolazione per apprendere una tecnica di produzione artigianale africana;
– racconti, canti e danze con una persona migrante originaria del continente africano.

• Gruppi organizzati
Un filmato su stili di vita, valori e espressioni artistiche comuni a molti popoli a sud del Sahara precede la visita guidata alle sale del Museo.

• Visitatori
Audio video guide su IPOD Touch sono disponibili per facilitare la comprensione delle opere della sezione artistica e per conoscerne i popoli di provenienza.

• Formazione volontari
Da ottobre a giugno dell’anno successivo ogni seconda domenica del mese un ciclo di incontri con i missionari si propone di promuovere la conoscenza della congregazione Passionista per tutti quanti intendono sostenerne a vario titolo le attività in Italia e in Africa.

• Stage e tirocini
Sono attivate convenzioni con le Università di Bergamo, Milano Cattolica, Venezia Cà Foscari per studenti universitari, laureandi e neo laureati per supporto alle attività di Affiancamento alle attività di animazione con scuole e centri estivi nelle sale del museo, conduzione dei laboratori di manipolazione, implementazione di progetti di ricerca e documentazione sulle arti plastiche africane, progettazione e realizzazione di campagne istituzionali di comunicazione.

Il Museo Africano ha sede all’interno del convento di Basella di Urgnano (Bergamo), edificato intorno al 1460 da Bartolomeo Colleoni per i frati domenicani. Dal 1920 il convento è abitato dai Missionari Passionisti, congregazione religiosa fondata da San Paolo della Croce nel 1743, secondo tre finalità principali: formazione, solidarietà, cultura. Alla luce di questi princìpi-guida i Passionisti hanno realizzato il Museo nel 1984 a Calcinate (Bergamo). Dall’autunno 2002 il Museo è all’interno della casa provinciale dei Passionisti, inserita nell’affascinante contesto storico e naturalistico del Parco del Serio.

Tutti i proventi del Museo sono devoluti alle opere missionarie di realizzazione e mantenimento delle scuole e dei laboratori artigianali per giovani in Kenya e Tanzania.

Il plesso è facilmente raggiungibile dall’aeroporto di Milano- Orio al Serio, da cui dista solo 5 km;  dalle più vicine stazione ferroviarie di Bergamo e Treviglio e dall’uscita autostradale di Bergamo.

La collezione

La settantina di oggetti  esposti nel museo sono parte di una più vasta collezione privata di oltre 300 pezzi in comodato d’uso decennale.

Provengono dall’Africa occidentale e centrale, le aree del continente in cui l’espressione scultorea ha avuto il suo sviluppo più rilevante.

La maggior parte delle opere è costituita da maschere e statue in legno, il materiale più diffuso in natura e quindi più utilizzato in campo artistico.

A differenza della precedente collezione, limitata per numero di oggetti, è prevista una rotazione triennale dei pezzi, per offrire ai visitatori una esposizione tematica delle opere.

Il motivo per il quale questa collezione è stata data al Museo e Villaggio Africano di Basella  è soprattutto per l’apprezzamento  del lavoro culturale che l’équipe del museo svolge con le scuole.

Gli oggetti esposti costituiscono uno spunto per sollecitare l’interesse verso il continente africano cercando, attraverso lavori di gruppo e laboratori, di comunicare e far apprezzare una delle tante culture diverse da quella occidentale.

La raccolta degli oggetti che costituisce la collezione è iniziata negli anni ’70.

E’ una raccolta che comprende opere molto varie, interessanti per la loro forza espressiva, per l’eleganza geometrica delle forme e per l’utilizzo armonioso di differenti materiali.

L’appartenenza di ciascun oggetto ad una determinata etnia è per lo più indicativa poiché gli stili artistici hanno subito nel tempo influenze di uno o più gruppi etnici che condividono territori e tradizioni culturali, credenze religiose e modelli sociali.

Premesso che gli studi interpretativi sull’utilizzo degli oggetti di arte africana si riferiscono a tradizioni orali, le spiegazioni riportate in catalogo sono il risultato di studi e ricerche  condotte in situ e approfondite su testi scritti da esperti di arte africana e da studiosi di antropologia ed etnologia.

 

Ambienti

Il Museo ha a disposizione differenti spazi per le attività di laboratorio, conferenze, eventi.

Collezione permanente
Maschere e statue dell’Africa sub sahariana sono conservate in diciotto vetrine illuminate da fibre ottiche e corredate da didascalie bilingue. Una lavagna elettronica multimediale supporta le visite di gruppo; singoli visitatori possono accedere alla guida multimediale con il proprio smartphone o attraverso i tablet dati in dotazione.

Sala mostre
Uno spazio espositivo di 250 m2  per l’allestimento di mostre interattive che prevedono giochi di ruolo per vivere sulla propria pelle la vita quotidiana in Africa.

Sala intercultura
Locale allestito per gli spettacoli (canti, danze, drammatizzazioni) di artisti provenienti da diversi paesi dell’Africa a sud del Sahara. Nelle giornate dedicate alle visite d’istruzione è anche una delle aree destinate all’attività iniziale dell’Accoglienza.

Sala pranzo
Ambiente climatizzato con 120 posti a sedere, è l’area approntata per i gruppi organizzati in visita al museo nel periodo invernale; le porte finestre accedono direttamente al cortile esterno. Adatta a banchetti e rinfreschi, può ospitare sino a 200 persone grazie alla movimentazione delle pareti mobili che la separano dalla “Sala Intercultura” adiacente.

Caffetteria e bookshop
Luogo riservato alla prima accoglienza dei visitatori, il bookshop del Museo  contiene un punto ristoro fornito di bevande, snacks e gelati. A fianco uno spazio destinato alla vendita di prodotti d’artigianato etnico. La libreria si caratterizza per la presenza di testi didattici di supporto all’educazione interculturale nelle scuole dell’obbligo.

Sala conferenze
Dotata di 150 posti a sedere con illuminazione flessibile e climatizzazione programmabile, la sala può essere utilizzata per incontri e presentazioni per i gruppi in visita. Assolutamente autonoma, ne può essere concesso l’uso ad associazioni e organizzazioni per meeting e conferenze che richiedono gli standard più evoluti di comunicazione multimediale.

Laboratorio
È la sala climatizzata destinata alle attività di manipolazione, per la realizzazione di manufatti artigianali con prodotti e/o tecniche di lavorazione originarie del continente africano. Dotata di oltre 50 posti a sedere, presenta alle pareti un allestimento diverso in ogni stagione, in sintonia con il tipo di laboratorio proposto alle scuole ed ai centri estivi in gita al museo.

07. TESTA PICCHETTO

1 testa picchetto in situ

1 teste picchetto in situ

La testa picchetto in legno, vale a dire una testa senza corpo,  con evidenti segni di sostanze sacrificali,  era fissata su un cono di terra, all’esterno delle abitazioni o collocata all’entrata di un villaggio, quale protettore  degli abitanti, preposta al culto delle divinità e degli antenati della popolazione Lobi.

Testa picchetto in situ - dettaglio

baathil in situ

Secondo altre fonti,  la testa picchetto rimanda ad una cerimonia collegata agli scontri armati ed ai riti che, nel tempo passato, venivano effettuati dopo l’uccisione di un nemico.
L’uccisore era considerato molto pericoloso perché “trasmetteva”, attraverso lo spirito della sua vittima, la forza malvagia del potere di vendetta. Per proteggere l’omicida e contemporaneamente per neutralizzare il potere dello spirito vagante, veniva eseguita una cerimonia particolare che sottometteva lo spirito del morto al suo uccisore.


IL POPOLO LOBI

 

3 Burkina Faso _ Mappa delle Popolazioni

3 Burkina Faso _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

9 altare interno Skulptur in westafrika

9 altare interno Skulptur in westafrika


I Lobi scolpiscono numerosi tipi di oggetti, da quelli utilizzati ogni giorno a figure che incarnano gli ideali religiosi.
Le figure Batiba, riconosciute come esseri viventi, sono collocate nei santuari degli spiriti soprannaturali e sono in grado di comunicare tra loro per combattere le streghe.

STORIA

I Lobi migrarono in Burkina Faso dall’attuale Ghana attorno al 1770 e nei successivi cento anni molti di loro attraversarono il confine con l’odierna Costa d’Avorio in cerca di terre incolte. Sebbene i villaggi Lobi siano spesso indipendenti tra loro e non ci sia un potere centralizzato, essi riuscirono a opporre una forte resistenza alla colonizzazione francese.

ECONOMIA

I Lobi, che praticano prevalentemente un’agricoltura di sussistenza, vivono di miglio, sorgo e mais.
Gli uomini sono solitamente impegnati a dissodare i terreni ed a prepararli per la semina, mentre le donne si occupano della semina vera e propria e del raccolto. Sia gli uomini che le donne sono impegnati nell’artigianato, venduto sui mercati locali per cifre modeste.
Il bestiame è allevato per il pagamento della dote e delle multe ed è inoltre usato come dono. Anche se un tempo la caccia e la pesca fornivano un’importante fonte di proteine ​​per i Lobi, oggi non lo sono più, in quanto queste attività comunitarie si sono fortemente ridotte dopo l’introduzione delle armi da fuoco.

POLITICA

5 villaggio da Kunst und religion der Lobi

5 villaggio da Kunst und religion der Lobi

I villaggi Lobi sono sparsi, ma spesso associati tra loro. Anche geograficamente è spesso difficile distinguerne l’uno dall’altro. Tuttavia l’adesione comunitaria ad un singolo thil permette spesso di tracciare i confini della comunità.

13 oggetti per la divinazione da LOBI di Gottschalk

13 oggetti per la divinazione da LOBI di Gottschalk


Il thil, riconosciuto come capo della comunità, esprime divieti tramite un sacerdote indovino
, a cui devono obbedire gli abitanti del villaggio. Ogni villaggio è indipendente, ed i divieti vigenti in una zona possono essere completamente ignorati in quella vicina.

RELIGIONE

I Lobi ritengono che un tempo vivevano in un simbolico giardino dell’Eden fianco a fianco con dio e che non avessero bisogno di nulla. Tuttavia, quando cominciarono a diventare numerosi gli uomini cominciarono a combattere contro le donne e di conseguenza il dio se ne andò. Continuando però a voler bene agli uomini, il dio mandò dei thila a prendersi cura delle persone. Solo un indovino può entrare in contatto con i thila; egli trasmette messaggi, richieste e proibizioni alla gente. Il thil di villaggio si incarna nel santuario, ma, dal momento che i thila possono lasciare i santuari, sono spesso disabitati.

11 altare famigliare esterno da Kunst und religion der Lobi

11 altare famigliare esterno da Kunst und religion der Lobi


Nel sistema di credenze Lobi vi sono numerosi spiriti della natura, che si collocano al di sotto dei thila, ma al di sopra degli uomini.


Altre informazioni:

Dogon-lobi.ch