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32. MASCHERA IDOMA

32-Maschera-Idoma

Questa maschera interamente ricoperta di argilla bianca con la bocca aperta, i denti evidenziati e con dei frammenti di cotone rosso applicati agli occhi, era utilizzata nel culto dei morti e durante funerali di personaggi importanti.

01 Maschere nel distretto di Otobi 1974

01 Maschere nel distretto di Otobi 1974

Questo gruppo etnico, come per quasi la totalità delle popolazioni africane, dà molta  importanza agli antenati, al mondo dell’al di là e al loro intervento sui mortali e sulla loro vita quotidiana.

11 Statue di altare 1977

11 Statue di altare degli antenati – 1977

IL POPOLO IDOMA

 

10 Nigeria _ Mappa delle Popolazioni

10 Nigeria _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

Nelle collezioni occidentali l’arte Idoma è costituita principalmente da figure antropomorfe spesso di grande dimensione e da maschere in legno che vengono utilizzate durante i funerali e per il controllo sociale.

Idoma 002a

Maschere cimieri


STORIA

Gli studi linguistici ipotizzano che gli Idoma si siano stabiliti nel territorio attuale da almeno 4-5.000 anni e che probabilmente vi siano arrivati attraverso precedenti migrazioni da nord che coinvolsero anche i predecessori dei popoli Yoruba, Bini, e Igbo, tutti popoli appartenenti al ceppo linguistico Kwa.
Attraverso lo studio dei cambiamenti linguistici gli esperti hanno potuto stabilire che nel periodo sopra indicato ognuno di questi popoli si sia differenziato dagli altri e abbia iniziato a sviluppare la propria cultura in modo indipendente dal proprio gruppo iniziale di appartenenza.

ECONOMIA

La maggior parte degli Idoma sono agricoltori; coltivano principalmente patate dolci e taro; altre coltivazioni di rilievo comprendono mais, manioca, peperoni, arachidi, pomodori, zucca e patate dolci. Coltivano anche l’olio di palma per esportarlo in Europa.
Tra gli animali da allevamento sono molto diffusi capre, pecore e polli.
Anche se la caccia non fornisce più un contributo sostanziale all’economia locale, la pesca è rimasta molto importante in tutta la regione.

POLITICA

04 Dignitario

04 Dignitario

Gli Idoma vivono in villaggi compatti o in fattorie familiari relativamente disperse. I legami politici si definiscono soprattutto a livello di comunità locale con un capo che trasmette il suo potere lungo linee di discendenza paterne. Tra gli Idoma la successione al trono avviene attraverso un’alternanza di due diversi clan, fatto che in qualche misura indebolisce il potere di chi governa. Di solito il capo si consulta con un consiglio degli anziani prima di prendere le decisioni più importanti. In passato, le società segrete per gradi d’età e le relative maschere tradizionali hanno contribuito al controllo sociale.

RELIGIONE

La religione Idoma si basa sulla commemorazione degli antenati del clan. Le cerimonie funebri, intese come un viaggio dal villaggio degli uomini al mondo degli spiriti dopo aver attraversato il fiume, sono spesso molto vistose, soprattutto per i membri più anziani e prestigiosi della comunità.

03 Villaggio in foresta

03 Villaggio in foresta

Una commemorazione, o seconda sepoltura, si svolge per i defunti a distanza di tempo dalla prima per garantire il passaggio al mondo degli antenati in modo adeguato.

Altre informazioni:

Randafricanart
Trip Down Memory Lane

33. STATUE IBIBO/ANNANG

Queste statue femminili rappresentano le ragazze che hanno raggiunto la maturità sessuale e che dopo la loro iniziazione sono pronte per diventare spose e madri.

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Durante questo tempo le ragazze soggiornano nella casa della società segreta e, in preparazione al matrimonio, vengono abbondantemente nutrite.

02 Bambole

02 Bambole

Un tempo ricevevano in dono una bambolina simbolo della futura maternità; le mani respingono l’invidia che si crea quando spetta ai giovani uomini scegliere la futura sposa.

Ibibio danzatriciLa forma arrotondata del corpo ed i disegni in rosa e in nero su base bianca di abbellimento alla figura femminile sono la testimonianza di come apparivano le giovani durante la cerimonia di fine iniziazione.

03 Altare degli antenati

03 Altare degli antenati

Benché i lineamenti di queste statue ricordino figure orientali, in realtà fanno riferimento a produzioni artistiche locali di altari e tombe e tratti simili possono essere rintracciati nelle maschere dell’Ikem festival.

08 Fotoritratto per tomba di famiglia

Altre info sulle opere:

Ibibio dolls

 

IL POPOLO IBIBO – ANNANG

 

02 Nigeria _ Mappa delle Popolazioni

02 Nigeria _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

Le maschere e l’equipaggiamento della società Ekpe costituiscono le più grandi opere d’arte della società Ibibo, in cui le percussioni e la musica sono due elementi importanti delle cerimonie di questa società segreta.

19 Okumkpa performance

19 Okumkpa performance

La scultura in legno di questo popolo è molto raffinata e gli artisti sono capaci di esprimere tanto l’armonia del corpo umano quanto le forme orribili di spiriti maligni.

07 Monumento funebre in cemento

07 Monumento funebre in cemento

STORIA

Gli Ibibo hanno vissuto nella zona Cross River dell’attuale Nigeria per diverse centinaia di anni; mentre le informazioni scritte su di loro si trovano solo nelle registrazioni coloniali di fine ‘800, le tradizioni orali fanno risalire la loro presenza nella regione a molto tempo prima. Gli Ibibo hanno attivamente resistito alle invasioni coloniali, fu solo dopo la fine della prima guerra mondiale che gli inglesi furono in grado di acquisire un solido controllo della regione. Anche allora, però, i governi britannici ritennero necessario avvalersi delle tradizioni della società Ekpe per mantenere il dominio in quei territori.

ECONOMIA

La principale materia prima è la palma il cui olio viene estratto per essere esportato. Tra gli Ibibo, quelli di rango più alto della società Ekpe controllano spesso la maggior parte delle ricchezza della comunità.
La società Ekpe richiede che i propri iniziati  contribuiscano con offerte alle feste cittadine;  rifornendo di cibo e bevande le persone più povere creano così un’apparente redistribuzione della ricchezza.

POLITICA

I singoli villaggi sono guidati dal consiglio degli anziani, ciascuno a capo del proprio clan familiare.
Le loro decisioni sono rese esecutive dai membri della società Ekpe, che agiscono come messaggeri degli antenati. Gli appartenenti alla Ekpe sono sempre mascherati nello svolgimento delle loro funzioni di polizia, e anche se le loro identità sono quasi sempre note, la paura di ricevere punizioni da parte degli antenati impedisce alla maggior parte delle persone di accusare coloro che abusano del loro potere di controllo. L’appartenenza a questa società segreta è aperta a tutti i maschi Ibibo, ma è necessario arricchirsi per raggiungere i livelli politici più influenti.

RELIGIONE

La religione Ibibo si basa sulle offerte agli antenati del villaggio.

Gli antenati più importanti sono quelli che hanno raggiunto un rango elevato in vita, di solito i capi dei clan. Essi possono infatti controllare i destini dei loro discendenti e sono liberi di punire coloro che non compiono le offerte in modo adeguato o coloro che non riescono a rispettare le norme di parentela.

21 Tempio dedicato alla dea Ala

21 Tempio dedicato alla dea Ala

Ala è la divinità della terra e si invoca nella cerimonia Ogbom per avere numerosi bambini e un abbondante raccolto.
Si svolge a metà anno, ogni otto giorni per otto settimane, a cura di ogni clan del villaggio per volta.


Parole Explora:
 fascia, fertilità, protezione, saggezza, serenità

Altre informazioni:

Trip Down Memory Lane

 

34. CONTENITORE RITUALE

34-Contenitore-Fang

Il contenitore è una zucca a fiasco svuotata che veniva utilizzato in cerimonie rituali.

Pare che le statuette rappresentino gli antenati ai quali rivolgersi durante le cerimonie, ma potrebbero anche rappresentare i nemici uccisi.
Ad alcuni contenitori erano applicate delle mascelle umane che appartenevano a nemici uccisi in battaglia.

Fang 001

Secondo la tradizione, questo contenitore era riempito da vino di palma e veniva bevuto da coloro che avevano combattuto in battaglia.

Raccolta vino di palma

Simbolicamente il vino di palma veniva bevuto davanti ai nemici uccisi, anticipando così una possibile e futura rivincita dei loro cari.

IL POPOLO FANG

 

4 Gabon _ Mappa delle popolazioni

4 Gabon _ Mappa delle popolazioni

ARTE

Dal momento che ogni persona considera la propria vita determinata dall’influenza degli spiriti degli antenati, in passato il centro di questo culto era il Bieri, una scatola di corteccia d’albero in cui erano conservate le ossa di una persona importante, su cui era collocata una statuetta che ne rappresentava lo spirito.

Bieri

L’insieme di queste figure e le maschere utilizzate durante le danze rituali rappresentano le opere d’arte Fang.

STORIA

I Fang, oggi presenti in Guinea Equatoriale, Camerun e Gabon, si spostarono dalla Nigeria durante l’espansione Bantu. Le leggende parlano di terribili battaglie contro guerrieri a cavallo coperti da lunghi abiti. Esse raccontano anche che il popolo Fang fu espulso dal proprio territorio da giganti rossi; raggiunto un fiume che non potevano attraversare, un’enorme serpe formò un arco con il proprio corpo così che famiglia dopo famiglia molte persone poterono passare all’altra riva.

Ma una donna uccise l’animale ed alcuni di essi non riuscirono ad attraversare il fiume. In effetti i Fang furono costretti ad abbandonare la Nigeria da popoli Hausa islamizzati che indossavano lunghi abiti ed erano esperti cavalieri; sulla loro strada, i Fang dovettero attraversare il fiume Sanaga ed una parte di essi, i Beti, vivono ancora oggi sull’altra sponda del fiume.
I Fang, che provenivano da una zona di savana, nel tempo hanno dovuto adattarsi alla foresta pluviale.

ECONOMIA

5 Agricoltori

5 Agricoltori

Gli uomini sono principalmente cacciatori, mentre le donne sono responsabili delle attività agricole; i maschi svolgono solo quei lavori agricoli che richiedono forza, come bruciare parti di foresta, dissodare i terreni ed arare. Le principali colture Fang sono manioca, mais, banane e olio di palma; gli europei hanno introdotto anche le coltivazione del caffè e del cacao.

Oltre a prendersi cura dei figli, le donne lavorano la ceramica, tessono la rafia e intrecciano reti da pesca.

POLITICA

I villaggi Fang si trovano in radure. Ogni villaggio, di solito composto da due o più clan, ha una grande capanna, costruita lontana dalle altre, la “Casa della Parola”, che ospita le ossa degli antenati più importanti dei clan.
Lì gli uomini si riuniscono per chiacchierare, fumare, scambiarsi pareri e i risolvere i problemi del villaggio; alle donne è vietato avvicinarsi a questa casa.

RELIGIONE

11 Cerimonia annuale del Bwiti

11 Cerimonia annuale del Bwiti

I Fang credono nell’esistenza di un dio potente ed eterno che ha creato il mondo e tutti gli esseri viventi, ma, disgustato dalla malvagità delle sue creature, si è disinteressato del mondo e ha lasciato a Ndzame, il padre comune antenato di tutti i clan, il compito di governare il mondo.

14 Iniziato del Bwiti

14 Iniziata del Bwiti

I Fang praticano il culto degli antenati per ottenere il loro aiuto nelle difficoltà della vita quotidiana.

12 Prete del culto Bwiti

12 Prete del culto Bwiti

Parole Explora: forza, saggezza, serenità, zucca

Altre informazioni:

Trip Down Memory Lane

35. MASCHERA PUNU

La maschera Punu del tipo “Mkudji è il ritratto di una donna di grande bellezza; lo stile della pettinatura fu uno dei più diffusi nel corso del 19° secolo.

5 Nobildonne Punu

5 Nobildonne Punu

Le scarificazioni frontali e laterali erano un abbellimento estetico; solitamente i quadrilateri erano nove, in quanto tale cifra era considerata magica dai Punu e utilizzata nei riti di guarigione.

6 Donna con scarificazioni

6 Donna con scarificazioni

Le maschere rappresentavano gli antenati femminili che si manifestavano durante funerali o cerimonie commemorative che si svolgevano stagionalmente.

1 Cerimonia funebre

1 Cerimonia funebre

Quando le maschere erano bianche significava che era tempo di festa; nere quando era tempo di amministrare la giustizia e punire la stregoneria.

3 Maschera in situ da foto di Huet

3 Maschera in situ da foto di Huet

Recentemente sono utilizzate per divertire il pubblico.
Chi indossa la maschera danza su dei trampoli facendo una serie di movimenti e contorsioni al fine di divertire e sorprendere il pubblico presente.

Punu okuji

Il rito del  Mukuji (in francese)

IL POPOLO PUNU

 

4 Gabon _ Mappa delle popolazioni

4 Gabon _ Mappa delle popolazioni

ARTE

I tipi più comuni di oggetti ritrovati sono le maschere, che dal punto di vista stilistico sono state assimilate all’arte giapponese.
Diversi rapporti dei primi viaggiatori in questi territori legano queste maschere alla società Mukuji, di cui si sa molto poco.
Altri resoconti di viaggio li legano alle danze che celebrano le antenati femminili del popolo Punu.

I Punu scolpiscono anche reliquiari fissati ad un paniere per trasportare le ossa degli antenati di famiglia.

STORIA

Anche se non si sa molto sulla storia dei Punu, gli studi linguistici fanno pensare che si sono trasferiti nei loro territori attuali provenendo da nord, probabilmente spinti dai Kota e dai Fang, occupando un’area un tempo abitata da popoli pigmei.

ECONOMIA

L’economia Punu si basa su un’agricoltura itinerante di sussistenza praticata su terreni sottratti alle foreste pluviali attraverso le tecniche del “taglia e brucia”.
Essa è integrata da caccia, pesca ed allevamento di bestiame come capre, pecore e polli. Le foreste equatoriali circostanti forniscono anche vari tipi di frutta: noci e tuberi per il consumo locale.
I principali prodotti agricoli sono banane, patate dolci, manioca, mais, arachidi. La maggior parte del lavoro prevede una divisione di genere, con gli uomini impegnati nella caccia, nel raccolto e nella preparazione dei terreni e le donne che svolgono le altre attività agricole.

POLITICA

I Punu vivono in piccoli villaggi nel bacino del fiume Ogowe.
Ognuno di essi comprende diversi clan guidati da individui che hanno ereditato la loro posizione per discendenza materna.

RELIGIONE

La religione è poca conosciuta, ma in modo simile ai vicini Fang e Kota, i Punu scolpiscono figure di reliquiari in legno e praticano il culto degli antenati.

Altre informazioni:

Randafricanart

Bajag

 

36. FIGURA DI SPIRITO NKISI

Questa figura di spirito dall’aria minacciosa che impugna un coltello è un oggetto particolare che viene eseguito da alcuni scultori del gruppo etnico Kongo.

1 Nkisi 1882_1894

1 Nkisi 1882_1894

Il corpo è interamente ricoperto da lamine in metallo e da chiodi per lo più legati tra loro da fibre vegetali, che terminano con piccoli sacchetti contenenti sostanze magiche.
Ciascun oggetto metallico appuntito rappresenta una richiesta allo spirito.
La parte centrale del ventre ricoperta da un vetro contiene probabilmente delle sostanze magiche.

3 Nail_fetishes_1902_Boma_Congo

3 Nail_fetishes_1902_Boma_Congo

Secondo la tradizione la figura, creata per attaccare o difendersi, rappresenta per i popoli Kongo lo spirito del defunto, la cui identità è però conosciuta solo dal “feticheur” e dal proprietario dell’oggetto.

2 Nkisi in situ 1892_1907

2 Nkisi in situ 1892_1907

E’ impossibile per noi europei capire e apprezzare questo tipo di oggetti, poiché solo chi nasce e vive in alcuni gruppi Kongo conosce, comprende e condivide l’importanza della creazione di queste figure.

4 Nkisi moderno

4 Nkisi moderno

 

IL POPOLO KONGO

 

3 Congo _ Mappa delle Popolazioni

3 Congo _ Mappa parziale delle Popolazioni

ARTE

La forma d’arte più significativa di questo popolo sono le figure di spirito nkisi, oggetti fabbricati in tutte le forme, dimensioni e materiali.
La stratificazione della società Kongo ha portato gran parte dell’arte a essere indirizzata verso le persone di status elevato; solo gli nkisi erano una delle poche forme a disposizione di tutti.

STORIA

I popoli Kongo raggiunsero i territori attuali sotto la guida di Wene nel corso del XIII secolo provenendo da nord-est.
Nel 1482 i portoghesi arrivarono sulla costa ed il regno Kongo avviò relazioni diplomatiche che comprendevano l’invio di nobili Kongo in Portogallo a visitare la corte reale, come avvenne  per la prima volta nel 1485. In seguito diversi re del Kongo furono presi di mira per la loro conversione al  cristianesimo; da lì si generarono profonde divisioni tra i seguaci del cristianesimo e quelli delle religioni tradizionali.
Nel 1526 i portoghesi furono espulsi, ma i popoli Kongo furono poi invasi da guerrieri Jagas nel 1568, così che i re furono costretti a chiedere aiuto ai portoghesi. Da allora il regno Kongo non riacquistò mai più il suo antico potere. Negli anni successivi il regno alternativamente combatté fianco a fianco e contro i portoghesi, fino ad essere colonizzato nel 1885.

ECONOMIA

10 Pesca in foresta

10 Pesca in foresta

I Kongo si affidano ad un’economia di sussistenza basata su produzione agricola, pesca e caccia.
Nel periodo di massimo splendore del Regno, durante il Cinquecento,  venivano riscosse le tasse, raccolte le multe tra i cittadini ed imposto il lavoro forzato. Ogni tanto schiavi, avorio e rame furono scambiati con gli europei presenti sulla costa.
I porti più importanti furono Sonyo e Pinda.

POLITICA

All’apice del Regno, nel XV e XVI secolo, il re era eletto da un gruppo di governatori, di solito i capi delle famiglie più importanti e, occasionalmente, tra i funzionari portoghesi. Le attività del tribunale erano gestite da un vasto sistema di funzionari e la corte stessa di solito consisteva di numerosi parenti maschi del re.

7 Capo villaggio

7 Capo villaggio

I villaggi erano spesso governati da parenti minori del sovrano che rispondevano del loro operato direttamente a lui. Tutti i membri del governo erano investiti del loro potere attraverso un apposito rituale.

RELIGIONE

Nel regno Kongo Nzambi era il dio supremo. Le rappresentazioni di spiriti ed antenati costituivano i mediatori tra cielo e terra; anche gli nkisi ne facevano parte. Quando un individuo incontrava delle difficoltà e temeva che lo spirito fosse stato offeso, era necessario consultare un nganga (indovino), che consigliava quali farmaci utilizzare per curare le malattie.

Nganga con nkisiin azione

Nganga con Nksi


Nonostante i portoghesi tentarono di cristianizzare i popoli Kongo
già nel 1485, la maggior parte di essi oppose resistenza ed incorporò l’iconografia cristiana nella propria religione tradizionale.

15 Cimitero

 

Minkisi – Skulpturen vom unteren Kongo

Parole Explora: bracciali, forza, gusci di frutta, protezione, saggezza

Per altre informazioni:

Randafricanart

Trip Down Memory Lane

37. SEDILE LUBA

37-Seggio-Luba

Tra le numerose opere dell’arte Luba il sedile riveste un significato importante per la tradizione del gruppo.

01 Re dei Mangbetu davanti alle mogli sedute sui troni

01 Re dei Mangbetu davanti alle mogli sedute sui troni

Si pensa che questo tipo di sedile era riservato ai capi al fine di simboleggiare la continuità del potere.

02 Capo con trono e scettro

02 Capo con trono e scettro

Il soggetto privilegiato degli scultori è la rappresentazione della donna, fondamento ispiratore di quasi tutte le creazioni, poiché la donna nella tradizione culturale Luba è associata ai miti della creazione e della fondazione del clan.

03 Capo Luba seduto sul trono

03 Capo Luba seduto sul trono

In questo sedile è la figura femminile che sostiene la parte della seduta con la mano destra, simbolicamente pare essere la donna il sostegno del potere del capo.

 

IL POPOLO LUBA

 

04 Congo _ Mappa delle Popolazioni

04 Congo _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

Nella scultura è molto diffusa la rappresentazione della figura femminile, a causa dell’importante ruolo delle donne svolto nella società Luba. Questo popolo è molto noto per gli sgabelli, le coppe di divinazione, gli scettri porta frecce e le tavole mnemoniche (lukasa).

Dignitari Luba con insigne del potere, tra cui due Lukasa

Dignitari Luba con insigne del potere, tra cui due Lukasa

STORIA

L’espansione inarrestabile dell’impero Luba può essere collocata nel XVI secolo, quando esso emerse dal collasso della società Upemba. L’espansione verso est in direzione del lago Tanganica si intensificò sotto la guida di Ilungu Sungu tra il 1780 e il 1810. In seguito l’impero si espanse a nord e sud-est fino al 1840 sotto il regno di Kumwimbe Ngombe e poi ancora a nord-ovest e nord-est nel periodo 1840-1870 sotto Ilunga Kabale. L’impero iniziò a decadere dopo la sua morte nel 1870, quando i mercanti arabi di schiavi e gli invasori europei misero in discussione la supremazia Luba nella regione, contribuendo così al declino del potere Luba. L’eredità del grande impero è ancora oggi riconoscibile nella regione, dove i costumi locali e gli stili artistici spesso riflettono una forte influenza Luba.

ECONOMIA

Durante gli splendori del regno, l’impero Luba era fondato su un complesso sistema di tributi che serviva a ridistribuire la ricchezza in tutta la regione. La classe dirigente aveva il monopolio virtuale su interi settori produttivi e commerciali come il sale, il rame e il ferro. La maggior parte dei cittadini dell’impero era dedita ad un’agricoltura di sussistenza fondata sulla tecnica del “taglia e brucia”, integrata da pesca e caccia. L’importanza della caccia fu rafforzata dalle istituzioni sociali, che erano solite celebrare le imprese dei cacciatori più abili.

POLITICA

L’impero Luba era caratterizzato da un’autorità centrale retta da un re sacro. Egli fondava il suo potere sul controllo di dirigenti regionali subordinati, che normalmente ereditavano il loro status in base alle loro posizioni all’interno dei vari clan patrilineari.

Twito-Kilukwe, capo Luba, 1930s

Twito-Kilukwe, capo Luba, 1930s

Il potere del re era rafforzato da un indovino reale, responsabile dell’iniziazione del sovrano al proprio ruolo. Per controbilanciare il potere assoluto del re esistevano numerose istituzioni, la più nota era la società Mbudye, i cui membri erano incaricati di ricordare la storia del regno su apposite tavole di legno e le cui interpretazioni degli avvenimenti storici  influenzavano spesso le azioni dei sovrani.

RELIGIONE

La religione era fondata sulla venerazione degli antenati e richiedeva di onorare gli spiriti.
I re Luba incorporarono elementi religiosi per giustificare il loro potere. Al pari dei sovrani europei, essi si ritenevano divinamente ispirati e direttamente legati al mito dell’origine.

Indovino Luba, 1989. Photo by Mary Nooter Roberts.

Indovino Luba, 1989. Photo by Mary Nooter Roberts.

Come tale, l’investitura del re era rappresentato attraverso un complesso rituale di incoronazione che coinvolgeva la conferma religiosa da parte di un indovino.

Il Regno Luba (inglese)

Parole Explora: forza, protezione, saggezza, serenità

 

Altre informazioni:

Trip Down Memory Lane

38. STATUA IN PIETRA

La statua in pietra “ntadi” è scolpita utilizzando una pietra tenera, facile da lavorare, che al contatto dell’aria e con il passare del tempo assume una patina grigia.

2 Ntadi in situ 2 da testo Cornet

2 Ntadi in situ 2 da testo Cornet

Molte sono state le interpretazioni sul significato di queste opere;
quella più accreditata sembra essere quella commemorativa:
il ritratto di un defunto, la rappresentazione del ruolo che aveva durante la vita o ancora l’espressione dei sentimenti dei vivi di fronte alla morte di un loro caro.

7 Capo villaggio

Alcuni ricercatori sostengono che molte di queste statue venissero conservati nelle abitazioni e considerati come figure di spirito.

2 Nkisi in situ 1892_1907

Capi e notabili di villaggi facevano inoltre preparare dagli scultori un loro ritratto da collocare sulla tomba come ricordo per i componenti della famiglia e per gli  abitanti del villaggio.

15 Cimitero

Altre info sull’opera:

Statuettes funéraires

 

IL POPOLO KONGO

 

3 Congo _ Mappa delle Popolazioni

3 Congo _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

La forma d’arte più significativa di questo popolo sono le figure di spirito nkisi, oggetti fabbricati in tutte le forme, dimensioni e materiali. La stratificazione della società Kongo ha portato gran parte dell’arte a essere indirizzata verso le persone di status elevato; solo gli nkisi erano una delle poche forme a disposizione di tutti.

STORIA

I popoli Kongo raggiunsero i territori attuali sotto la guida di Wene nel corso del XIII secolo provenendo da nord-est.
Nel 1482 i portoghesi arrivarono sulla costa ed il regno Kongo avviò relazioni diplomatiche che comprendevano l’invio di nobili Kongo in Portogallo a visitare la corte reale, come avvenne  per la prima volta nel 1485. In seguito diversi re del Kongo furono presi di mira per la loro conversione al  cristianesimo; da lì si generarono profonde divisioni tra i seguaci del cristianesimo e quelli delle religioni tradizionali.
Nel 1526 i portoghesi furono espulsi, ma i popoli Kongo furono poi invasi da guerrieri Jagas nel 1568, così che i re furono costretti a chiedere aiuto ai portoghesi. Da allora il regno Kongo non riacquistò mai più il suo antico potere. Negli anni successivi il regno alternativamente combatté fianco a fianco e contro i portoghesi, fino ad essere colonizzato nel 1885.

ECONOMIA

9 Villaggio tradizionale vicino a Mbanza-Ngungu Congo

9 Villaggio tradizionale vicino a Mbanza-Ngungu Congo

I Kongo si affidano ad un’economia di sussistenza basata su produzione agricola, pesca e caccia.
Nel periodo di massimo splendore del Regno, durante il Cinquecento,  venivano riscosse le tasse, raccolte le multe tra i cittadini ed imposto il lavoro forzato. Ogni tanto schiavi, avorio e rame furono scambiati con gli europei presenti sulla costa.
I porti più importanti furono Sonyo e Pinda.

POLITICA

All’apice del Regno, nel XV e XVI secolo, il re era eletto da un gruppo di governatori, di solito i capi delle famiglie più importanti e, occasionalmente, tra i funzionari portoghesi. Le attività del tribunale erano gestite da un vasto sistema di funzionari e la corte stessa di solito consisteva di numerosi parenti maschi del re.

8 Villaggio dall'alto

8 Villaggio dall’alto


I villaggi erano spesso governati da parenti minori del sovrano che rispondevano del loro operato direttamente a lui.
Tutti i membri del governo erano investiti del loro potere attraverso un apposito rituale.

RELIGIONE

Nel regno Kongo Nzambi era il dio supremo. Le rappresentazioni di spiriti ed antenati costituivano i mediatori tra cielo e terra; anche gli nkisi ne facevano parte. Quando un individuo incontrava delle difficoltà e temeva che lo spirito fosse stato offeso, era necessario consultare un nganga (indovino), che consigliava quali farmaci utilizzare per curare le malattie.

Nonostante i portoghesi tentarono di cristianizzare i popoli Kongo già nel 1485, la maggior parte di essi oppose resistenza ed  incorporò l’iconografia cristiana nella propria religione tradizionale.

16 Tomba di coppia

16 Tomba di coppia

Parole Explora: forza, saggezza, serenità

Altre informazioni:

Trip Down Memory Lane

 

39. MASCHERA CHOKWE

La maschera “Mwana Pwo” o maschera delle giovani rappresenta l’antenato femminile del popolo, celebre per la sua bellezza; la sua apparizione nelle riunioni di villaggio porta prosperità e fecondità.

05 Da Archivio Eliot Elisofon

05 Da Archivio Eliot Elisofon

Il volto è segnato da scarificazioni, sulla fronte è inciso un segno che la studiosa e poetessa Faïk-Nzuji ritiene essere il simbolo dell’infinito (Kalunga).

06 Uomo Chokwe con scarificazione frontale

06 Uomo Chokwe con scarificazione frontale

Una capigliatura di materiale vegetale e ciondoli di bambù abbelliscono la maschera.

09 Acconciature donna e uomo

Il danzatore, travestito da donna, porta dei seni posticci, una gonna di cotone ed una pesante cintura di perle a forma di falce; nelle mani regge un sonaglio ed uno scacciamosche.

03 Chokwe in situ

03 Chokwe in situ

IL POPOLO CHOKWE

 

07 Angola _ Mappa delle Popolazioni

07 Angola _ Mappa delle Popolazioni


ARTE

I Chokwe sono ben noti per gli oggetti d’arte realizzati per celebrare e rafforzare la corte reale.

Questi oggetti includono sgabelli in legno riccamente intagliati e sedie usate come troni, bastoni, scettri e lance. La maggior parte delle sculture sono ritratti che rappresentano la discendenza reale.

STORIA

L’origine Chokwe può forse essere fatta risalire ai popoli Mbundu e ai pigmei Mbuti. Tra il 1600 e il 1850 essi erano sotto il dominio degli stati Lunda e vivevano nell’Angola centrale. Nella seconda metà del XIX° secolo, però, un notevole sviluppo delle rotte commerciali tra i territori Chokwe e la costa angolana portarono ad un aumento del commercio di avorio e gomma. La ricchezza acquisita permise al regno Chokwe di espandersi, superando gli stati Lunda.
Tuttavia il successo fu di breve durata; gli effetti del grande sviluppo, le malattie ed il colonialismo portarono alla frammentazione del potere Chokwe.

ECONOMIA

I Chokwe coltivano manioca, cassava, patate dolci e noccioline, tabacco da fiuto e canapa; il mais viene coltivato per la birra. Praticano anche l’allevamento del bestiame, in particolare pecore, capre, maiali e polli. La caccia contribuisce ad arricchire la dieta alimentare. Esiste un’associazione esclusiva di grandi cacciatori nota come Yanga, ma tutti contribuiscono alla cattura di piccoli animali selvatici. L’allevamento e la trasformazione dei prodotti agricoli sono condotti quasi esclusivamente da donne. La tecniche “taglia e brucia” e la rotazione delle colture sono praticate per conservare la terra in modo naturale.

POLITICA

I Chokwe non riconoscono un leader supremo, ma piuttosto offrono fedeltà ai capi locali che ereditano le loro posizioni dallo zio materno. I capi si consultano con il consiglio degli anziani e con gli  specialisti dei rituali prima di prendere decisioni. I villaggi sono suddivisi in particelle governate dai capifamiglia.

11 Giovani iniziati

11 Giovani iniziati

Tutti i membri della società Chokwe si dividono in due categorie: quelli che discendono dai clan fondatori e coloro che sono discendenti di ex schiavi.

RELIGIONE

I Chokwe riconoscono Kalunga, il dio della creazione e del potere supremo ed una serie di spiriti della natura. Questi spiriti possono appartenere alla persona, alla famiglia o alla comunità; se trascurati  portano sicure disgrazie personali o collettive.

10 Santuario degli spiriti protettori

10 Santuario degli spiriti protettori

Gli spiriti maligni possono essere attivati ​​ anche da   stregoni e causare malattie; per recuperare la salute occorre contrastarli. A tal fine occorre consultarsi con un nganga (indovino) che tenta di scoprire l’origine del problema del paziente. La forma più comune di divinazione tra i Chokwe è il cesto divinatorio, che consiste nel lancio di un massimo di sessanta oggetti in un recipiente. La disposizione degli oggetti è poi “letta” dal sacerdote per determinare la causa della malattia.

Altre informazioni:

Randafricanart

ARTE IN AFRICA

Nelle culture orali a sud del Sahara l’arte ha sempre avuto un’importanza fondamentale: trasmettere informazioni, illustrare e mantenere credenze, rimandare continuamente al mito.
Alla base dell’arte in Africa vi è stata una funzione socio-religiosa.
L’arte è stata messa al servizio di riti necessari per combattere le forze ostili che sembrano dominare la natura e per spiegare ed ordinare un mondo apparentemente caotico.

Tuttavia non tutto ciò che è stato creato dagli artisti è connesso alla religione.
Molte opere sono nate per la volontà dei regnanti di mostrare la propria ricchezza, altre erano usate per il divertimento nelle grandi feste in cui partecipava tutta la comunità, o per l’insegnamento di norme di comportamento.

L’insieme di tali funzioni è all’origine di una grande produzione artistica che, pur usando certi elementi ricorrenti quali la maschera e le figure umane ed animali, presenta una sorprendente varietà di soluzioni.

Contrariamente a quanto si è spesso sostenuto, l’artista africano, era in grado di superare le regole stilistiche stabilite dalla tradizione e dava un’interpretazione personale all’oggetto da produrre, né più né meno di qualsiasi artista di altra origine e cultura.

ARTE E VITA

Nelle culture africane di villaggio vi è una stretta relazione tra il ciclo di vita agricolo annuale e quello della vita umana.
Al momento del raccolto un ciclo finisce, ma un altro ne ricomincia subito dopo; ciò vale anche per le persone, specialmente per coloro che muoiono giovani senza figli: si crede possano rinascere con la generazione successiva.
Così ogni momento chiave della vita può essere visto come un passaggio da uno stato ad un altro, accompagnato da cerimonie in cui gli oggetti artistici utilizzati sono lo strumento per manifestare credenze religiose ed esprimere idee associate ai culti.

1. Nascita
Molte opere d’arte sono state realizzate per incoraggiare la fertilità femminile e molti templi sono dedicati a divinità che proteggono e sostengono la maternità, perché ancora oggi nelle aree rurali sono i figli a sostenere i genitori in tarda età ed a nutrire gli spiriti degli antenati attraverso offerte sacrificali.
La capacità di avere bambini può essere fatta risalire ad una coppia primordiale di antenati progenitori di tutto il clan, esseri semi-leggendari che fissarono le regole morali oppure figure ben precise i cui nomi si possono ritrovare nei racconti orali di ogni popolo.

2. Iniziazione
Nella fase dell’iniziazione alla vita adulta gli oggetti d’arte sono usati per comunicare visivamente ai partecipanti gli ideali del gruppo, per illustrare le regole di condotta morale che devono seguire e per dar forma agli spiriti protettori.
Per entrambi i sessi l’iniziazione prevede una fase di allontanamento dal villaggio per ricevere conoscenze legate alla vita adulta. Il reinserimento nella comunità è accompagnato dalla presenza di maschere o di bambole della fertilità ed in molte popolazioni il matrimonio segue immediatamente l’iniziazione, per inserire la persona nella comunità degli adulti.

3. Vita adulta
In Africa il successo di un adulto si misura sulla sua capacità a crescere una famiglia in modo da assicurare la continuità delle future generazioni.
Credendo che la vita delle persone sia influenzata dagli spiriti, in caso di difficoltà viene consultato un uomo di medicina, un ponte tra il mondo naturale e quello soprannaturale e l’arte permette di comunicare con questi esseri invisibili e controllare il loro potere. Dando loro le forme di corpi maschili e femminili gli spiriti della foresta possono ricevere cibo, bevande e preghiere e l’apparizione di maschere dai volti umani può dare identità e personalità ai misteriosi e intangibili spiriti della natura.

4. Età avanzata
Avendo concluso la loro attività di cura dei figli, gli anziani sono più attenti alla salute ed al benessere del clan e della comunità. Rispettati per l’esperienza, possessori dei segreti del gruppo considerati le chiavi di sopravvivenza delle successive generazioni, nelle culture africane gli anziani diventano sacerdoti, guaritori, maestri, governanti, consiglieri.
Sono anche onorati per il loro potere spirituale e perché diventando presto antenati potranno interferire sul benessere di coloro che lasceranno.

5. Morte e rinascita
Nelle culture africane la morte non è la fine di tutto e si ritiene che oltre la vita vi sia un regno abitato dagli antenati.
Finché lì vi abitano, essi continuano a sostenere i vivi agendo da intermediari con gli spiriti della natura e l’arte rappresenta un punto di contatto tra i due mondi, quello dei vivi e quello dell’al di là.
Il ricordo del defunto può essere mantenuto vivo attraverso le maschere che sfilano in processione per il villaggio e con le statue collocate sugli altari familiari o nei templi comunitari, oggetto di preghiere e sacrifici per ottenere protezioni e benedizioni.

Non si tratta di un cerchio della vita che si chiude, ma come in una spirale aperta, gli antenati ritornano alla nascita in questo mondo … e tutto ricomincia

Per saperne di più:

http://www.imamuseum.org/interactives/cycles/