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43. MASCHERA DI DANZA

E’ una maschera femminile indossata da danzatori uomini, con una capigliatura a “toupet” che ricorda un’antica acconciatura delle donne del villaggio.

Donna Pende con bambino – MuseumJournal_IV_1_1913

L’abito in fibre vegetali è stato confezionato con grossi seni e mette in evidenza i fianchi; alle caviglie e, a volte ai polsi, vi sono grossi semi vegetali che mossi durante la danza emettono suoni.
Attorno al terreno dove il danzatore si esibisce vi sono i suonatori di tamburo che accompagnano i canti degli spettatori e danno il ritmo al danzatore stesso.

Maschera in situ – De Sousberghe, 1957

Le maschere richiamano con opportuni passi e movenze l’interesse degli spettatori; le donne che assistono chiedono alla maschera di mostrare il proprio sesso. Spesso interviene il capo villaggio che, richiamato dalle urla delle donne, si avvicina alla maschera e danza in modo lascivo.
Gli spettatori divertiti lanciano monete alle maschere e le donne a loro volta gettano mais e noccioline. Tutto ciò è segno di gradimento verso la maschera che ha personificato la bellezza femminile.


IL POPOLO PENDE

ARTE

I Pende scolpiscono numerosi tipi di maschere, la maggior parte delle quali sono associate ai riti di iniziazione.
Nella parte nord-ovest del territorio sono scolpite figure lignee.

Ingresso di una casa ritaule – De Sousberghe, 1957

Sgabelli intagliati, bastoni, sedie e spade sono usati da capi e altre persone importanti per indicare il loro potere.

STORIA

I Pende, insieme ai loro vicini Yaka e Suku, possono far risalire le loro origini all’odierna Angola, tra la costa atlantica e il fiume Kwanza.
Furono costretti a spostarsi a nord, nella loro attuale regione, durante l’espansione di Lunda nel 1620, che portò anche a numerose influenze culturali.

Sono divisi in due gruppi principali, un gruppo occidentale che vive appena ad est degli Yaka e un gruppo orientale che vive sulla riva occidentale del fiume Kasai. Sebbene ogni gruppo sia culturalmente distinto, si considerano un unico popolo.

L’espansione di Chokwe intorno al 1885 inghiottì la maggior parte del Pende orientale e anche alcune aree del gruppo occidentale.
Il colonialismo ha fermato l’espansione dei Chokwe e ha permesso ai Pende di rivendicare la loro indipendenza.

ECONOMIA

Famiglia dall’esterno della propria abitazione

I Pende sono principalmente agricoltori che producono miglio, mais, piantaggine e arachidi. Le donne svolgono la maggior parte del lavoro agricolo e sono interamente responsabili della vendita dei beni nei mercati comunitari. Gli uomini aiutano nella pulizia dei campi e contribuiscono anche ad arricchire la dieta con occasionali battute di caccia e pesca nei numerosi fiumi locali.

POLITICA

Il sistema politico di Pende è controllato principalmente dal clan e dai matrimoni. Non esiste un potere politico centrale riconosciuto ed i capi che esistono non esercitano un’autorità significativa.
La famiglia allargata sembra soddisfare le esigenze di controllo sociale all’interno delle singole comunità.
Lo zio materno più anziano di una famiglia è generalmente riconosciuto come il capo del clan, una posizione che implica garantire il benessere della famiglia e prendersi cura degli antenati.

Capovillaggio con il tradizionale copricapo a due punte – Archivio Eliot Elisofon

RELIGIONE

Cerimonia della posa del primo palo di una nuova casa dei riti con richiesta di protezione agli antenati – De Sousberghe 1957

I Pende fondano le loro credenze sugli antenati, a cui riservano vari riti ed offerte. Il capofamiglia è responsabile della cura dei santuari e del rapporto con gli spiriti, di solito rappresentati attraverso statue in forma umana.
A loro vengono offerti in dono cibo e bevande.
I Pende infatti riconoscono che gli spiriti possono essere buoni o cattivi, a seconda del modo in cui sono morti. Così, quando gli antenati vengono trascurati, vi è il timore che malattie o disagi possano colpire una famiglia.

Parole Explora:

Altre informazioni:

44. STATUA IN PIETRA

La statua in pietra “ntadi” è scolpita utilizzando una pietra tenera, facile da lavorare, che al contatto dell’aria e con il passare del tempo assume una patina grigia.

2 Ntadi in situ 2 da testo Cornet

2 Ntadi in situ 2 da testo Cornet

Molte sono state le interpretazioni sul significato di queste opere;
quella più accreditata sembra essere quella commemorativa:
il ritratto di un defunto, la rappresentazione del ruolo che aveva durante la vita o ancora l’espressione dei sentimenti dei vivi di fronte alla morte di un loro caro.

7 Capo villaggio

Alcuni ricercatori sostengono che molte di queste statue venissero conservati nelle abitazioni e considerati come figure di spirito.

2 Nkisi in situ 1892_1907

Capi e notabili di villaggi facevano inoltre preparare dagli scultori un loro ritratto da collocare sulla tomba come ricordo per i componenti della famiglia e per gli  abitanti del villaggio.

15 Cimitero

Altre info sull’opera:

Statuettes funéraires

 

IL POPOLO KONGO

 

3 Congo _ Mappa delle Popolazioni

3 Congo _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

La forma d’arte più significativa di questo popolo sono le figure di spirito nkisi, oggetti fabbricati in tutte le forme, dimensioni e materiali. La stratificazione della società Kongo ha portato gran parte dell’arte a essere indirizzata verso le persone di status elevato; solo gli nkisi erano una delle poche forme a disposizione di tutti.

STORIA

I popoli Kongo raggiunsero i territori attuali sotto la guida di Wene nel corso del XIII secolo provenendo da nord-est.
Nel 1482 i portoghesi arrivarono sulla costa ed il regno Kongo avviò relazioni diplomatiche che comprendevano l’invio di nobili Kongo in Portogallo a visitare la corte reale, come avvenne  per la prima volta nel 1485. In seguito diversi re del Kongo furono presi di mira per la loro conversione al  cristianesimo; da lì si generarono profonde divisioni tra i seguaci del cristianesimo e quelli delle religioni tradizionali.
Nel 1526 i portoghesi furono espulsi, ma i popoli Kongo furono poi invasi da guerrieri Jagas nel 1568, così che i re furono costretti a chiedere aiuto ai portoghesi. Da allora il regno Kongo non riacquistò mai più il suo antico potere. Negli anni successivi il regno alternativamente combatté fianco a fianco e contro i portoghesi, fino ad essere colonizzato nel 1885.

ECONOMIA

9 Villaggio tradizionale vicino a Mbanza-Ngungu Congo

9 Villaggio tradizionale vicino a Mbanza-Ngungu Congo

I Kongo si affidano ad un’economia di sussistenza basata su produzione agricola, pesca e caccia.
Nel periodo di massimo splendore del Regno, durante il Cinquecento,  venivano riscosse le tasse, raccolte le multe tra i cittadini ed imposto il lavoro forzato. Ogni tanto schiavi, avorio e rame furono scambiati con gli europei presenti sulla costa.
I porti più importanti furono Sonyo e Pinda.

POLITICA

All’apice del Regno, nel XV e XVI secolo, il re era eletto da un gruppo di governatori, di solito i capi delle famiglie più importanti e, occasionalmente, tra i funzionari portoghesi. Le attività del tribunale erano gestite da un vasto sistema di funzionari e la corte stessa di solito consisteva di numerosi parenti maschi del re.

8 Villaggio dall'alto

8 Villaggio dall’alto


I villaggi erano spesso governati da parenti minori del sovrano che rispondevano del loro operato direttamente a lui.
Tutti i membri del governo erano investiti del loro potere attraverso un apposito rituale.

RELIGIONE

Nel regno Kongo Nzambi era il dio supremo. Le rappresentazioni di spiriti ed antenati costituivano i mediatori tra cielo e terra; anche gli nkisi ne facevano parte. Quando un individuo incontrava delle difficoltà e temeva che lo spirito fosse stato offeso, era necessario consultare un nganga (indovino), che consigliava quali farmaci utilizzare per curare le malattie.

Nonostante i portoghesi tentarono di cristianizzare i popoli Kongo già nel 1485, la maggior parte di essi oppose resistenza ed  incorporò l’iconografia cristiana nella propria religione tradizionale.

16 Tomba di coppia

16 Tomba di coppia

Parole Explora: forza, saggezza, serenità

Altre informazioni:

Trip Down Memory Lane

 

45. CASCO DI DANZA

All’interno della società Makonde le danze e l’utilizzo delle maschere rappresentano momenti fondamentali nei rituali di iniziazione maschili e femminili.

Danza Mapiko

Le maschere – casco chiamate mapiko sono scolpite in legno e in pubblico da scultori iniziati di sesso maschile; l’aspetto ha fattezze aggressive e spesso alla sommità del capo sono applicati dei capelli. Inoltre sul viso sono evidenziate le scarificazioni tipiche del gruppo Makonde. 

Giovane Makonde con scarificazioni del proprio popolo

Spesso le labbra evidenziate e semiaperte mostrano i denti limati.
I Makonde infatti hanno la fama di essere grandi e feroci guerrieri, hanno l’abitudine di limarsi i denti per renderli appuntiti come quelli degli squali al fine di assumere un aspetto che incute paura.

Anziana donna Makonde

La danza che prende il nome dalla maschera cioè danza mapiko, è compiuta da danzatori di sesso maschile che oltre ad indossare la maschera-casco ricoprono il loro corpo con tessuti e altri materiali al fine di mantenere il segreto della propria identità.

Danza mapiko

La maschera mapiko e la danza hanno un ruolo religioso e misterioso.
Il danzatore è lo spirito di un morto sconosciuto che è tornato sulla terra per scacciare il male, incutere rispetto, manifestare il proprio potere sui non iniziati e favorire legami tra i clan e i villaggi.

IL POPOLO MAKONDE

Mozambico – mappa delle popolazioni


ARTE

Gli artisti Makonde si esprimono soprattutto in tre generi plastici.
Nel primo rappresentano teste di donna raffigurante la capostipite molto venerata come protettrice nelle avversità, nella maternità e nella morte.
Il secondo genere è costituito dalla rappresentazione in legno, ma anche in terracotta di scene di vita quotidiana.
Il terzo genere fa capo alla maschera “mapiko”, personificazione del maligno che era conservata in un tempietto situato in luogo appartato rispetto al villaggio.

STORIA

I Makonde sono un gruppo etnico originario del Mozambico.
In origine vivevano sul fiume Ruvuma, ma successivamente si sono spostati sul Meuda Plateau, sempre in Mozambico e nel sud della Tanzania.
Conosciuti come grandi guerrieri, furono fondamentali nella lotta di liberazione del Mozambico (indipendenza 1974) nei confronti del Portogallo perché oltre che essere molto agguerriti e feroci conoscevano meglio dell’esercito portoghese le foreste e il territorio del Mozambico.

Isola di Sao Sebastiao con la fortezza portoghese

ECONOMIA

L’economia dei Makonde è incentrata sulla coltivazione di mais, manioca e anacardi, sulla caccia e soprattutto sull’arte di intagliare il legno. Quest’ultima pratica ha infatti radici molto antiche e gli oggetti intagliati vengono spesso venduti. Molti di questi oggetti però vengono utilizzati durante le cerimonie religiose.

Scultori Makonde di arte contemporanea

POLITICA

L’organizzazione sociale è di tipo matriarcale, i terreni appartengono alle donne e l’eredità è in linea femminile. Quando un uomo si sposa si trasferisce a vivere nella proprietà della moglie.

Villaggio Makonde

I villaggi Makonde sono a pianta ovale o rotonda e sono fortificati utilizzando palizzate di legno; hanno due ingressi, ma se si vuole accedere al villaggio bisogna superare una sorta di labirinto che solo gli abitanti stessi del villaggio conoscono. Il villaggio inoltre è difeso da buche scavate in profondità al di fuori del recinto e nel fondo delle buche sono collocati dei pali appuntiti che possono infilzare chi inavvertitamente cade nella buca, sia animale o nemico.

RELIGIONE

I Makonde praticano una religione animista, venerano gli antenati e celebrano riti con danze e maschere che personificano il male e gli spiriti maligni.

Suonatori di balafon Makonde

 

Altre informazioni:

Il popolo Makonde

Trip down memory lane

46. MASCHERA DI DANZA

La maschera “Mwana Pwo” o maschera delle giovani rappresenta l’antenato femminile del popolo, celebre per la sua bellezza; la sua apparizione nelle riunioni di villaggio porta prosperità e fecondità.

05 Da Archivio Eliot Elisofon

05 Da Archivio Eliot Elisofon

Il volto è segnato da scarificazioni, sulla fronte è inciso un segno che la studiosa e poetessa Faïk-Nzuji ritiene essere il simbolo dell’infinito (Kalunga).

06 Uomo Chokwe con scarificazione frontale

06 Uomo Chokwe con scarificazione frontale

Una capigliatura di materiale vegetale e ciondoli di bambù abbelliscono la maschera.

09 Acconciature donna e uomo

Il danzatore, travestito da donna, porta dei seni posticci, una gonna di cotone ed una pesante cintura di perle a forma di falce; nelle mani regge un sonaglio ed uno scacciamosche.

03 Chokwe in situ

03 Chokwe in situ

IL POPOLO CHOKWE

 

07 Angola _ Mappa delle Popolazioni

07 Angola _ Mappa delle Popolazioni


ARTE

I Chokwe sono ben noti per gli oggetti d’arte realizzati per celebrare e rafforzare la corte reale.

Questi oggetti includono sgabelli in legno riccamente intagliati e sedie usate come troni, bastoni, scettri e lance. La maggior parte delle sculture sono ritratti che rappresentano la discendenza reale.

STORIA

L’origine Chokwe può forse essere fatta risalire ai popoli Mbundu e ai pigmei Mbuti. Tra il 1600 e il 1850 essi erano sotto il dominio degli stati Lunda e vivevano nell’Angola centrale. Nella seconda metà del XIX° secolo, però, un notevole sviluppo delle rotte commerciali tra i territori Chokwe e la costa angolana portarono ad un aumento del commercio di avorio e gomma. La ricchezza acquisita permise al regno Chokwe di espandersi, superando gli stati Lunda.
Tuttavia il successo fu di breve durata; gli effetti del grande sviluppo, le malattie ed il colonialismo portarono alla frammentazione del potere Chokwe.

ECONOMIA

I Chokwe coltivano manioca, cassava, patate dolci e noccioline, tabacco da fiuto e canapa; il mais viene coltivato per la birra. Praticano anche l’allevamento del bestiame, in particolare pecore, capre, maiali e polli. La caccia contribuisce ad arricchire la dieta alimentare. Esiste un’associazione esclusiva di grandi cacciatori nota come Yanga, ma tutti contribuiscono alla cattura di piccoli animali selvatici. L’allevamento e la trasformazione dei prodotti agricoli sono condotti quasi esclusivamente da donne. La tecniche “taglia e brucia” e la rotazione delle colture sono praticate per conservare la terra in modo naturale.

POLITICA

I Chokwe non riconoscono un leader supremo, ma piuttosto offrono fedeltà ai capi locali che ereditano le loro posizioni dallo zio materno. I capi si consultano con il consiglio degli anziani e con gli  specialisti dei rituali prima di prendere decisioni. I villaggi sono suddivisi in particelle governate dai capifamiglia.

11 Giovani iniziati

11 Giovani iniziati

Tutti i membri della società Chokwe si dividono in due categorie: quelli che discendono dai clan fondatori e coloro che sono discendenti di ex schiavi.

RELIGIONE

I Chokwe riconoscono Kalunga, il dio della creazione e del potere supremo ed una serie di spiriti della natura. Questi spiriti possono appartenere alla persona, alla famiglia o alla comunità; se trascurati  portano sicure disgrazie personali o collettive.

10 Santuario degli spiriti protettori

10 Santuario degli spiriti protettori

Gli spiriti maligni possono essere attivati ​​ anche da   stregoni e causare malattie; per recuperare la salute occorre contrastarli. A tal fine occorre consultarsi con un nganga (indovino) che tenta di scoprire l’origine del problema del paziente. La forma più comune di divinazione tra i Chokwe è il cesto divinatorio, che consiste nel lancio di un massimo di sessanta oggetti in un recipiente. La disposizione degli oggetti è poi “letta” dal sacerdote per determinare la causa della malattia.

Altre informazioni:

Randafricanart

ARTE IN AFRICA

Nelle culture orali a sud del Sahara l’arte ha sempre avuto un’importanza fondamentale: trasmettere informazioni, illustrare e mantenere credenze, rimandare continuamente al mito.
Alla base dell’arte in Africa vi è stata una funzione socio-religiosa.
L’arte è stata messa al servizio di riti necessari per combattere le forze ostili che sembrano dominare la natura e per spiegare ed ordinare un mondo apparentemente caotico.

Tuttavia non tutto ciò che è stato creato dagli artisti è connesso alla religione.
Molte opere sono nate per la volontà dei regnanti di mostrare la propria ricchezza, altre erano usate per il divertimento nelle grandi feste in cui partecipava tutta la comunità, o per l’insegnamento di norme di comportamento.

L’insieme di tali funzioni è all’origine di una grande produzione artistica che, pur usando certi elementi ricorrenti quali la maschera e le figure umane ed animali, presenta una sorprendente varietà di soluzioni.

Contrariamente a quanto si è spesso sostenuto, l’artista africano, era in grado di superare le regole stilistiche stabilite dalla tradizione e dava un’interpretazione personale all’oggetto da produrre, né più né meno di qualsiasi artista di altra origine e cultura.

ARTE E VITA

Nelle culture africane di villaggio vi è una stretta relazione tra il ciclo di vita agricolo annuale e quello della vita umana.
Al momento del raccolto un ciclo finisce, ma un altro ne ricomincia subito dopo; ciò vale anche per le persone, specialmente per coloro che muoiono giovani senza figli: si crede possano rinascere con la generazione successiva.
Così ogni momento chiave della vita può essere visto come un passaggio da uno stato ad un altro, accompagnato da cerimonie in cui gli oggetti artistici utilizzati sono lo strumento per manifestare credenze religiose ed esprimere idee associate ai culti.

1. Nascita
Molte opere d’arte sono state realizzate per incoraggiare la fertilità femminile e molti templi sono dedicati a divinità che proteggono e sostengono la maternità, perché ancora oggi nelle aree rurali sono i figli a sostenere i genitori in tarda età ed a nutrire gli spiriti degli antenati attraverso offerte sacrificali.
La capacità di avere bambini può essere fatta risalire ad una coppia primordiale di antenati progenitori di tutto il clan, esseri semi-leggendari che fissarono le regole morali oppure figure ben precise i cui nomi si possono ritrovare nei racconti orali di ogni popolo.

2. Iniziazione
Nella fase dell’iniziazione alla vita adulta gli oggetti d’arte sono usati per comunicare visivamente ai partecipanti gli ideali del gruppo, per illustrare le regole di condotta morale che devono seguire e per dar forma agli spiriti protettori.
Per entrambi i sessi l’iniziazione prevede una fase di allontanamento dal villaggio per ricevere conoscenze legate alla vita adulta. Il reinserimento nella comunità è accompagnato dalla presenza di maschere o di bambole della fertilità ed in molte popolazioni il matrimonio segue immediatamente l’iniziazione, per inserire la persona nella comunità degli adulti.

3. Vita adulta
In Africa il successo di un adulto si misura sulla sua capacità a crescere una famiglia in modo da assicurare la continuità delle future generazioni.
Credendo che la vita delle persone sia influenzata dagli spiriti, in caso di difficoltà viene consultato un uomo di medicina, un ponte tra il mondo naturale e quello soprannaturale e l’arte permette di comunicare con questi esseri invisibili e controllare il loro potere. Dando loro le forme di corpi maschili e femminili gli spiriti della foresta possono ricevere cibo, bevande e preghiere e l’apparizione di maschere dai volti umani può dare identità e personalità ai misteriosi e intangibili spiriti della natura.

4. Età avanzata
Avendo concluso la loro attività di cura dei figli, gli anziani sono più attenti alla salute ed al benessere del clan e della comunità. Rispettati per l’esperienza, possessori dei segreti del gruppo considerati le chiavi di sopravvivenza delle successive generazioni, nelle culture africane gli anziani diventano sacerdoti, guaritori, maestri, governanti, consiglieri.
Sono anche onorati per il loro potere spirituale e perché diventando presto antenati potranno interferire sul benessere di coloro che lasceranno.

5. Morte e rinascita
Nelle culture africane la morte non è la fine di tutto e si ritiene che oltre la vita vi sia un regno abitato dagli antenati.
Finché lì vi abitano, essi continuano a sostenere i vivi agendo da intermediari con gli spiriti della natura e l’arte rappresenta un punto di contatto tra i due mondi, quello dei vivi e quello dell’al di là.
Il ricordo del defunto può essere mantenuto vivo attraverso le maschere che sfilano in processione per il villaggio e con le statue collocate sugli altari familiari o nei templi comunitari, oggetto di preghiere e sacrifici per ottenere protezioni e benedizioni.

Non si tratta di un cerchio della vita che si chiude, ma come in una spirale aperta, gli antenati ritornano alla nascita in questo mondo … e tutto ricomincia

Per saperne di più:

http://www.imamuseum.org/interactives/cycles/

ESSERE MADRE IN AFRICA

L’ambiente africano rappresenta una grande sfida per l’esistenza umana. La vita è continuamente minacciata da malattie, siccità, carestie, inabilità fisiche. Pure le condizioni economiche e sociali del passato e del presente, dalla tratta degli schiavi al colonialismo, dalle guerre per le materie prime alla scarsità di comunicazioni e servizi, contribuiscono a rendere dura la vita quotidiana.

Capita quindi che in molti popoli africani i figli siano considerati come una benedizione di Dio, una protezione contro l’incertezza delle malattie, degli imprevisti, della vecchiaia.

Una donna che presenta delle difficoltà ad avere dei bambini può consultare uno specialista, chiamato babalawo tra gli Yoruba della Nigeria.

Avere dei bambini è così importante che, diversi popoli hanno prodotto delle bambole che hanno la funzione di propiziare la fertilità, di aiutare le donne a restare incinta.

Alla donna africana la tradizione assegna i ruoli di madre, nutrice, fonte di generazioni. Ancora oggi nei villaggi il successo di una donna si misura sul numero di figli cresciuti. La sterilità, al contrario, segna spesso il fallimento della propria vita. Avere un figlio non è solo un problema di coppia, ma è una questione che richiede l’aiuto degli antenati e degli spiriti, considerati sempre presenti nella vita delle persone.

Come risultato, nell’arte tradizionale africana gli scultori hanno incoraggiato la fertilità della donna attraverso numerose sculture.

Le forme più ricorrenti sono quelle di una figura femminile seduta con il bambino al seno, oppure inginocchiata o in piedi con il piccolo sul dorso.

In genere le effigi delle maternità sono figure mitiche: l’”antenata madre” o “il grande fiume che dà nutrimento”; oppure raffigurazioni di personaggi storici, come le regine.

Così, molte famiglie africane sono numerose, perché non sono composte solo dai figli e dai genitori, ma, essendo diffusa la poligamia, comprendono parecchie discendenze e diverse generazioni: i nonni, gli zii, i cugini. Oltre ai vivi, ne fanno parte anche gli spiriti degli antenati e dei bambini non nati.

 

ARTE PER CURARE

In Africa molti oggetti d’arte sono creati da persone che ritengono che gran parte dei fatti della vita ed il loro significato siano determinati dal mondo soprannaturale.
Le benedizioni o le maledizioni degli spiriti possono determinare la differenza tra successo e fallimento, salute o malattia, pace o conflitto.
La stretta relazione tra cura e religione in Africa è ben illustrata dalla credenza comune che la separazione del benessere fisico da quello spirituale possa causare seri danni ad un individuo o ad una comunità. Di conseguenza l’interazione tra uomini, spiriti e divinità è necessaria alla salute ed alla prosperità.
Lo spazio che separa il dio creatore, l’Essere Supremo, dall’uomo è riempito da una serie di mediatori, inferiori a Dio e superiori all’uomo. Si tratta di divinità minori, di spiriti secondari, incaricati dall’Essere Supremo di compiere determinate funzioni nel mondo e presso gli uomini. Hanno corpo e temperamenti umani (sono contenti, gelosi, generosi, vendicativi, a seconda dei casi) e sono destinatari di preghiere e sacrifici.

Anche gli antenati hanno un ruolo importante per i popoli africani. La presenza attiva degli antenati nella comunità dei vivi è vitale per il mantenimento del loro ricordo. Dal momento che il loro intervento spesso causa e cura afflizioni, gli antenati hanno un ruolo importante nelle arti delle guarigioni.
Gli antenati – chiamati anche morti-vivi – sono viventi di un genere particolare. La morte non ne ha alterato la personalità, la natura; solo il loro modo di vita è cambiato. Abitano nell’altro villaggio, in una condizione privilegiata. Avendo vissuto la vita terrena e avendola portata a termine, conoscono meglio di chiunque la condizione umana ed i bisogni degli uomini. Per questo vengono invocati in caso di bisogno.
Se l’antenato appartiene al mondo dei morti, è pur vero che in ogni comunità è presente uno specialista, l’uomo di medicina, che si pone tra la comunità e Dio. Chiamato babalawo tra gli Yoruba della Nigeria e nganga nell’Africa Centrale egli corrisponde al sacerdote, al rabbi o all’imam delle tre grandi religione monoteiste, ed è colui che aiuta gli individui a trovare delle soluzioni ai problemi in caso di necessità. Una donna lo può consultare quando presenta delle difficoltà ad avere dei bambini.
Un padre ne chiederà l’aiuto se il figlio non riesce a crescere sano oppure se la famiglia è colpita da una malattia, una carestia nei raccolti o un incidente.

In molte lingue di origine Bantu parlate in Africa Centrale e Orientale il concetto di salute è associato a quello di equilibrio, purezza, calma, ordine, resistenza e forza.
Al contrario la malattia è legata a conflitto, sporcizia, ira, confusione, disgrazia, sofferenza.
Tra i popoli Kongo i minkìsi rappresentano un particolare aspetto della loro arte. Nei villaggi per una persona adulta il successo è misurato dall’abilità a trovare un partner, crescere una famiglia, provvedere ai bambini che garantiranno la sopravvivenza della famiglia stessa per le generazioni future.

Ogni adulto è avvolto da preoccupazioni legate alla salute dei bambini, alla sua capacità di procurarsi i mezzi per vivere, a curare la sua salute e quella del partner, alle numerose incertezze cui occorre far fronte nel corso della vita.
Per un uomo o una donna Baulé della Costa d’Avorio avere un matrimonio duraturo, crescere tanti figli, sostenere la propria famiglia è un problema serio; da qui la massiccia produzione di statue maschili e femminili che rappresentano gli sposi dell’al di là.

In conclusione, le arti africane sono spesso usate per onorare, imitare o invocare esseri soprannaturali, per costruire un ponte tra umano e divino che garantisca benessere e prosperità e contrasti o attenui le sofferenze ed il dolore.

ARTE E POTERE

In Africa i sistemi di governo variano assai: da stati totalmente centralizzati a singoli villaggi semi indipendenti. I primi hanno un capo, o un re, al vertice di una burocrazia articolata. I secondi, più democratici, hanno un consiglio degli anziani, organo rappresentativo di tutte le famiglie, che prende le decisioni sulla vita della comunità. Ci sono anche numerose etnie in cui manca del tutto un’organizzazione politica, o almeno un’autorità al di là della famiglia.

Una caratteristica comune ad ogni governante è la capacità di caricare di significati simbolici oggetti d’uso quotidiano come sedili, copricapi, teste ritratto, pipe.
Gli oggetti d’arte, come i numerosi e multiformi scettri Fon, aiutano i leader nel loro compito di esercitare influenza su altre persone, sia in ambito morale che spirituale, militare, economico sociale, politico.

Quando le forme d’arte hanno lo scopo di elevare il governante ad una posizione superumana, o di affermare la continuità della dinastia, si parla d’arte di corte.
Essa ha il compito di commemorare particolari eroi, comandanti, eventi ; non solo, anche quello di sostenere status, posizione, ricchezza e potere di chi comanda.

Alcuni oggetti inoltre rivelavano la nobiltà della persona non solo in vita, ma anche dopo la morte. Nell’impero Fon del Dahomey del Ghana, le statue reali erano poste sugli altari dedicati agli antenati, tra i Kongo dell’attuale Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) le statue in pietra di capi o dignitari dei villaggi erano collocate sulle tombe dopo la loro morte.

MASCHERE

Nel mondo africano la maschera è uno strumento che permette di allontanare le forze malvagie, richiamare o trattenere quelle benefiche presenti nel mondo.

Le maschere sono usate in momenti forti della vita dei popoli; attraverso di loro si manifesta uno spirito protettore, un antenato fondatore del clan, le energie della natura; per queste ragioni solo i danzatori hanno il permesso di indossarle e di utilizzarle.

Nei riti d’iniziazione dei giovani alla vita adulta, la maschera ha il compito di trasmettere le conoscenze del sapere tradizionale e le regole di comportamento nella comunità attraverso la rappresentazione drammatica di miti e storie.

Nelle società segrete, organizzazioni militari e giudiziarie governate da un consiglio dei notabili, le maschere  incarnano spesso spiriti della foresta oppure antenati che si credevano presenti alle cerimonie sociali e religiose che regolavano la comunità: esse avevano il potere di intervenire nella vita degli uomini in varie situazioni. In particolare nelle società dei guerrieri, la maschera “da corsa”, è stata usata per spaventare il nemico.

Nei culti agrari e di fertilità la maschera ricorda il tempo mitico in cui furono insegnate agli uomini le tecniche agricole; compare nei riti celebrati nelle stagioni della semina e del raccolto, come avviene per la maschera “Mwana Pwo dei Chokwe (hyperlink a 39 MASCHERA CHOKWE).

Nei riti di guarigione sono invocati gli antenati, considerati dei ponti tra l’Essere Supremo e gli uomini.

Nei funerali la maschera raccoglie le forze della natura che la morte ha spezzato.
La morte provoca una rottura dell’equilibrio nella comunità; durante il rito la maschera deve neutralizzare e ordinare queste forze, perché tutto rientri nella normalità.

Spesso le funzioni delle maschere non sono ben definite; risulta difficile fare delle distinzioni nette perché esse posso intervenire in cerimonie diverse. È questo il caso delle maschere Gelede degli Yoruba.