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Il Museo africano

Far conoscere tradizioni, abitudini e principi di diversi popoli, così come far luce sulle trasformazioni sociali, artistiche e spirituali in atto nell’Africa subsahariana costituiscono la missione culturale di questo museo.
Attraverso l’osservazione e la manipolazione degli oggetti, le attività creative di laboratorio e le animazioni interculturali, ogni partecipante è invitato a interrogarsi sulla propria identità e sulla propria cultura, per scoprirla consapevolmente attraverso l’incontro con l’Altro.

• Scuole e Centri Ricreativi Estivi
Il Museo Africano propone alle scuole un percorso ludico interattivo organizzato in quattro tappe:
– accoglienza con saluto di rispetto all’insegnante e cerimonia del tè;
– visita giocata alla mostra temporanea “Kazi Njema! Buon lavoro” (per tutti) e lezione interattiva con lavagna elettronica multimediale nella collezione artistica (a partire dagli 8 anni);
– laboratorio di manipolazione per apprendere una tecnica di produzione artigianale africana;
– racconti, canti e danze con una persona migrante originaria del continente africano.

• Gruppi organizzati
Un filmato su stili di vita, valori e espressioni artistiche comuni a molti popoli a sud del Sahara precede la visita guidata alle sale del Museo.

• Visitatori
Audio video guide su IPOD Touch sono disponibili per facilitare la comprensione delle opere della sezione artistica e per conoscerne i popoli di provenienza.

• Formazione volontari
Da ottobre a giugno dell’anno successivo ogni seconda domenica del mese un ciclo di incontri con i missionari si propone di promuovere la conoscenza della congregazione Passionista per tutti quanti intendono sostenerne a vario titolo le attività in Italia e in Africa.

• Stage e tirocini
Sono attivate convenzioni con le Università di Bergamo, Milano Cattolica, Venezia Cà Foscari per studenti universitari, laureandi e neo laureati per supporto alle attività di Affiancamento alle attività di animazione con scuole e centri estivi nelle sale del museo, conduzione dei laboratori di manipolazione, implementazione di progetti di ricerca e documentazione sulle arti plastiche africane, progettazione e realizzazione di campagne istituzionali di comunicazione.

Il Museo Africano ha sede all’interno del convento di Basella di Urgnano (Bergamo), edificato intorno al 1460 da Bartolomeo Colleoni per i frati domenicani. Dal 1920 il convento è abitato dai Missionari Passionisti, congregazione religiosa fondata da San Paolo della Croce nel 1743, secondo tre finalità principali: formazione, solidarietà, cultura. Alla luce di questi princìpi-guida i Passionisti hanno realizzato il Museo nel 1984 a Calcinate (Bergamo). Dall’autunno 2002 il Museo è all’interno della casa provinciale dei Passionisti, inserita nell’affascinante contesto storico e naturalistico del Parco del Serio.

Tutti i proventi del Museo sono devoluti alle opere missionarie di realizzazione e mantenimento delle scuole e dei laboratori artigianali per giovani in Kenya e Tanzania.

Il plesso è facilmente raggiungibile dall’aeroporto di Milano- Orio al Serio, da cui dista solo 5 km;  dalle più vicine stazione ferroviarie di Bergamo e Treviglio e dall’uscita autostradale di Bergamo.

La collezione

La settantina di oggetti  esposti nel museo sono parte di una più vasta collezione privata di oltre 300 pezzi in comodato d’uso decennale.

Provengono dall’Africa occidentale e centrale, le aree del continente in cui l’espressione scultorea ha avuto il suo sviluppo più rilevante.

La maggior parte delle opere è costituita da maschere e statue in legno, il materiale più diffuso in natura e quindi più utilizzato in campo artistico.

A differenza della precedente collezione, limitata per numero di oggetti, è prevista una rotazione triennale dei pezzi, per offrire ai visitatori una esposizione tematica delle opere.

Il motivo per il quale questa collezione è stata data al Museo e Villaggio Africano di Basella  è soprattutto per l’apprezzamento  del lavoro culturale che l’équipe del museo svolge con le scuole.

Gli oggetti esposti costituiscono uno spunto per sollecitare l’interesse verso il continente africano cercando, attraverso lavori di gruppo e laboratori, di comunicare e far apprezzare una delle tante culture diverse da quella occidentale.

La raccolta degli oggetti che costituisce la collezione è iniziata negli anni ’70.

E’ una raccolta che comprende opere molto varie, interessanti per la loro forza espressiva, per l’eleganza geometrica delle forme e per l’utilizzo armonioso di differenti materiali.

L’appartenenza di ciascun oggetto ad una determinata etnia è per lo più indicativa poiché gli stili artistici hanno subito nel tempo influenze di uno o più gruppi etnici che condividono territori e tradizioni culturali, credenze religiose e modelli sociali.

Premesso che gli studi interpretativi sull’utilizzo degli oggetti di arte africana si riferiscono a tradizioni orali, le spiegazioni riportate in catalogo sono il risultato di studi e ricerche  condotte in situ e approfondite su testi scritti da esperti di arte africana e da studiosi di antropologia ed etnologia.

 

Ambienti

Il Museo ha a disposizione differenti spazi per le attività di laboratorio, conferenze, eventi.

Collezione permanente
Maschere e statue dell’Africa sub sahariana sono conservate in diciotto vetrine illuminate da fibre ottiche e corredate da didascalie bilingue. Una lavagna elettronica multimediale supporta le visite di gruppo; singoli visitatori possono accedere alla guida multimediale con il proprio smartphone o attraverso i tablet dati in dotazione.

Sala mostre
Uno spazio espositivo di 250 m2  per l’allestimento di mostre interattive che prevedono giochi di ruolo per vivere sulla propria pelle la vita quotidiana in Africa.

Sala intercultura
Locale allestito per gli spettacoli (canti, danze, drammatizzazioni) di artisti provenienti da diversi paesi dell’Africa a sud del Sahara. Nelle giornate dedicate alle visite d’istruzione è anche una delle aree destinate all’attività iniziale dell’Accoglienza.

Sala pranzo
Ambiente climatizzato con 120 posti a sedere, è l’area approntata per i gruppi organizzati in visita al museo nel periodo invernale; le porte finestre accedono direttamente al cortile esterno. Adatta a banchetti e rinfreschi, può ospitare sino a 200 persone grazie alla movimentazione delle pareti mobili che la separano dalla “Sala Intercultura” adiacente.

Caffetteria e bookshop
Luogo riservato alla prima accoglienza dei visitatori, il bookshop del Museo  contiene un punto ristoro fornito di bevande, snacks e gelati. A fianco uno spazio destinato alla vendita di prodotti d’artigianato etnico. La libreria si caratterizza per la presenza di testi didattici di supporto all’educazione interculturale nelle scuole dell’obbligo.

Sala conferenze
Dotata di 150 posti a sedere con illuminazione flessibile e climatizzazione programmabile, la sala può essere utilizzata per incontri e presentazioni per i gruppi in visita. Assolutamente autonoma, ne può essere concesso l’uso ad associazioni e organizzazioni per meeting e conferenze che richiedono gli standard più evoluti di comunicazione multimediale.

Laboratorio
È la sala climatizzata destinata alle attività di manipolazione, per la realizzazione di manufatti artigianali con prodotti e/o tecniche di lavorazione originarie del continente africano. Dotata di oltre 50 posti a sedere, presenta alle pareti un allestimento diverso in ogni stagione, in sintonia con il tipo di laboratorio proposto alle scuole ed ai centri estivi in gita al museo.

01. FIGURA FEMMINILE BAMANA

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Statua di fecondità che appartiene, con tutta probabilità alla società segreta femminile” Djo”.

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Statua Djo abbellita per i riti

Questo tipo di statue pare venissero portate in processione dalle giovani iniziande al fine di ottenere dalla divinità madre “Do Nyeleni o Djo” le prime gravidanze.

Maternità Djo fuori dal tempio

I seni e il ventre molto evidenziati nella statua simboleggiano infatti la fertilità femminile.

3 Donna  con l'acconciatura tradizionale Bambara

3 Donna con l’acconciatura tradizionale Bambara


Le paste di vetro colorate che abbelliscono la figura femminile in anni passati in Africa erano utilizzate come monete di scambio e potevano anche far parte della dote nuziale.

Altre info sull’opera:

Wikimedia Commons

 

IL POPOLO BAMANA (BAMBARA)

 

Mali _ Mappa delle Popolazioni

Mali _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

Tessuto bogolan realizzato con argilla su cotone trattato

Tessuto bogolan realizzato con argilla su cotone trattato


La tradizione artistica
dei Bamana o Bambara è ricca di ceramiche, sculture,  stoffe bogolanfini e figure in ferro battuto modellate dai fabbri. Questo popolo fa anche un largo uso di maschere, utilizzate come forma di controllo sociale e di educazione della comunità.

STORIA

16 Cacciatore cantastorie durante una danza nel villaggio di Narena da archivio Eliot Elisofon

16 Cacciatore cantastorie durante una danza nel villaggio di Narena da archivio Eliot Elisofon


I Bamana appartengono alla cultura Mande, un grande e potente gruppo di popoli dell’Africa occidentale
. Kaarta e Segou sono città-stato Bamana, fondate nel XVII secolo e che continuarono ad esercitare la loro influenza politica in tutti gli Stati del Sudan occidentale per tutto il XIX secolo. Fu allora che  scoppiarono guerre di religione in tutta la regione, tra le società islamizzate e quelle tradizionali animiste. Tale divisione esiste ancora oggi in Mali e le due culture convivono fianco a fianco negli stessi territori,  spesso in forme sincretiche.

 

Il Regno Bambara (In francese)

ECONOMIA

10 Preparazione dei pasti nel villaggio di Senou da archivio Eliot Elisofon

10 Preparazione dei pasti nel villaggio di Senou da archivio Eliot Elisofon

Per chi vive ancora oggi nei villaggi rurali il più comune mezzo di sostentamento continua ad essere l’agricoltura di sussistenza; la caccia è un modo importante per integrare la dieta alimentare.

Ci sono anche numerose persone impiegate nell’artigianato che commerciano i loro prodotti nei mercati locali. Vasai, tessitori, scultori e artigiani del cuoio ricevono una formazione artistica che può durare fino a otto anni.

POLITICA

5 Complesso familiare nel villaggio di Senou da archivio Eliot Elisofon

5 Complesso familiare nel villaggio di Senou da archivio Eliot Elisofon


I Bamana sono una società organizzata in famiglie estese che vanno da 100 a 1000 membri
che agiscono come unità base di governo. Questi clan familiari vengono poi organizzati in villaggi guidati da un capo, la cui posizione è determinata da legami di parentela all’interno della comunità.

15 Maschere Chi wara maschili e femminili a Bamako da archivio Eliot Elisofon

15 Maschere Chi wara maschili e femminili a Bamako da archivio Eliot Elisofon


Sei principali società di iniziazione contribuiscono al controllo sociale della gente della comunità attraverso l’educazione
.
La gerarchia politica dei capifamiglia e dei capi villaggio è direttamente collegata alle posizioni degli individui all’interno dei gruppi di iniziazione.
Come tale, chi controlla la politica della comunità controllare simultaneamente la struttura religiosa.

RELIGIONE

La religione dei Bamana è direttamente legata alla società di iniziazione jow.
Un iniziato si muove attraverso le sei società, riceve insegnamenti riguardo a questioni fondamentali come le regole di comportamento da rispettare ogni giorno, una sorta di comandamenti che contribuiscono al benessere generale della persona e della comunità. Attraverso i sei livelli di istruzione l’iniziato impara l’importanza della conoscenza e del segreto, gli viene insegnato a sfidare la stregoneria e impara a conoscere la duplice natura dell’uomo, la necessità di un duro lavoro nella coltivazione della terra e le fatiche di sopravvivere giorno per giorno.

Iniziazione alla società Ntomo

Iniziazione alla società Ntomo

Il grado finale della Jow , il Kore, è concepito per consentire a un uomo di ritrovare quella parte del suo spirito che è stato preso dal dio durante il processo di reincarnazione.
Se un uomo non è in grado di riconquistare il suo spirito per molte vite, sarà interamente assorbito dal dio e cesserà di esistere sulla Terra. L’obiettivo dell’iniziato è quindi di usurpare il potere del dio e rimanere sulla Terra, in una serie di reincarnazioni infinite.

Parole Explora: fertilità, saggezza

Altre informazioni:

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02. PORTA DI GRANAIO

Presso la popolazione Dogon i granai a forma quadrata con tetto di paglia hanno porte in legno quadrate o rettangolari formate da due pannelli legati da graffe in pelle o in metallo.

1 Granaio

1 Granaio

Le figure scolpite in rilievo rappresentano probabilmente gli antenati e fanno riferimento alla complessa cosmogonia Dogon.

2 Porta in situ

2 Porta in situ

La serratura è sormontata da due figure scolpite a tutto tondo; sotto di loro il blocco è decorato con motivi a zigzag, che, secondo alcuni, rappresentano il corso del fiume ed in genere l’acqua, secondo altri richiama il movimento perpetuo della spirale ed il serpente.
Quest’ultimo va a rappresentare a sua volta un antenato, che morì per disegno divino e fu sepolto nel campo primordiale: qui venne fondato il primo villaggio ed egli si trasformò nel serpente Lebè.

IL POPOLO DOGON

 

Mali _ Mappa delle Popolazioni

Mali _ Mappa delle Popolazioni


ARTE

18 dama2 da Les Dogon


I Dogon sono molto famosi per la loro vasta produzione di maschere e di statue in legno
. I colori primari utilizzati dai Dogon sono di solito il rosso, il nero e il bianco, mentre i segni più diffusi includono spirali e motivi a scacchiera; entrambi i motivi fanno riferimento alle storie legate all’origine di questo popolo.

STORIA

La storia antica, basata su tradizioni orali, riferisce che tra il X ed XIII secolo i Dogon si erano stabiliti sulla riva occidentale del fiume Niger. Essi emigrarono ad ovest verso il Burkina Faso del nord, dove le storie locali li descrivono come kibsi. Intorno al 1490 fuggirono in una regione conosciuta come il regno settentrionale Mossi dello Yatenga, quando furono attaccati dalla cavalleria Mossi. Finirono la loro fuga nella regione delle falesie di Bandiagara, al sicuro dai cavalieri che li inseguivano.

Patrimoni dell’umanità – La falesia di Bandiagara
http://www.youtube.com/watch?v=2iZXz-Yr0kU

ECONOMIA

5 casa familiare da Les mondes dogon

5 casa familiare da Les mondes dogon


I Dogon coltivano cipolle che vengono esportate in tutta la regione sudanese.
Producono anche miglio e sorgo per il consumo locale. Come per tanti contadini africani, la terra e la sua fertilità svolgono un ruolo importante nelle concezioni religiose dei Dogon.
Il culto del Lebe, il dio che ogni notte appare in forma di serpente al capo religioso, è principalmente legato al ciclo della terra e altari a lui dedicati sono diffusi tra i terreni per favorire la fertilità della terra. Il più importante rito agricolo è il Bulu, che precede immediatamente le prime piogge e la semina.

POLITICA

Tra i Dogon la stratificazione sociale comporta un complesso ordinamento degli individui in base alla loro posizione all’interno di vari gruppi sociali definiti sia per discendenza che per località.

La Toguna, casa della Parola, luogo del confronto, da Dogon art

I raggruppamenti sono il clan, il villaggio, la discendenza paterna, e, per gli uomini, l’età o il grado. Ognuno di questi gruppi è ordinato gerarchicamente in base all’età e all’ordine di successione, e tutti i livelli di ogni gruppo interagiscono con gli altri in modo che chi è generalmente ben rispettato all’interno della famiglia molto probabilmente sarà destinato a detenere una posizione di rilievo all’interno della società.

RELIGIONE

10 casa del sacerdote hogon da Les mondes dogon

10 casa del sacerdote hogon da Les mondes dogon

La religione Dogon è definita in primo luogo attraverso il culto degli antenati e degli spiriti che essi hanno incontrato durante le loro migrazioni attraverso il Sudan occidentale.
La società Awa è incaricata di eseguire le cerimonie che permettono al defunto di lasciare il mondo dei vivi e entrare nel mondo dei morti.

11 monumento funebre da Dogon art

11 monumento funebre da Dogon art


I riti pubblici comprendono quelli funebri e la cerimonia del dama che segna la fine del periodo del lutto.

I membri della società Awa sono anche responsabili dell’organizzazione delle cerimonie del Sigui, che si tengono ogni 60 anni con lo scopo di ricordare alle nuove reclute gli iniziati defunti. Tutti questi riti richiedono l’uso delle maschere e sono celebrati solo dai maschi iniziati che hanno appreso le tecniche necessarie per rappresentare le creature soprannaturali.

Parole Explora: onde del fiume, saggezza, serenità

Altre informazioni:

dogon-lobi

SIRIS

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03 – 04 – 05 STATUE BASSARI

03-Bassari AR

Queste statue in terracotta sono simboli di fertilità.

5 Ragazzina del sottogruppo Bedik con la statua tra le mani

5 Ragazzina del sottogruppo Bedik con la statua tra le mani

Quando le ragazze Bassari hanno raggiunto la maturità sessuale ricevono in dono questo tipo di “bambole”, da portare sulla schiena durante le danze,  perché abbiano in futuro numerosi figli.

13 Ragazze pronte per l’iniziazione

Le paste di vetro sono di abbellimento, le piume di volatile sono anch’esso simbolo di fertilità e le piccole parti di cotone ricordano e augurano un ricco raccolto.
I Bassari, soprattutto in passato, erano coltivatori di cotone.

6 Acconciatura di ragazzina Bassari sottogruppo Bedik

6 Acconciatura di ragazzina Bassari sottogruppo Bedik

A volte queste bambole sono costruite con altri materiali quali stoffe, pannocchie, foglie e sono ricoperte da ornamenti offerti dai fidanzati.

 

IL POPOLO BASSARI 

 

7 Senegal _ Mappa delle Popolazioni

7 Senegal _ Mappa delle Popolazioni


ARTE

17 Iniziazione maschile

17 Iniziazione maschile

Famose sono le maschere in fibra e corteccia indossate dagli uomini nel corso delle cerimonie d’iniziazione; vi è anche una vasta produzione di ornamenti femminili fabbricati con perline e indossati intorno al collo, ai polsi ed ai fianchi.

STORIA

8 Villaggio _ Panoramica

8 Villaggio _ Panoramica

Le difficoltà d’accesso alla zona abitata dai Bassari hanno limitato in passato gli effetti della colonizzazione. Tuttavia essi hanno subìto nei secoli la pressione culturale dei Peul Futa, guerrieri musulmani.

ECONOMIA

I Bassari coltivavano un tempo otto diverse varietà di riso.
Alcune di queste erano capaci di crescere anche in stagioni prive di pioggia. Poi, gli esperti agricoli li convinsero che era meglio coltivare un’unica varietà. Oggi, in periodi di siccità, I’unica risorsa è quella di tagliare la legna per venderla.

9 Villaggio _ Dettaglio

9 Villaggio _ Dettaglio

La politica di “sviluppo nazionale” ha cercato d’introdurre sul territorio dei Bassari l’arachide e il mais. Solo l’arachide ha resistito, mentre altre colture sono state progressivamente abbandonate, dopo un indicibile spreco di tempo e di terreni fertili.
Al giorno d’oggi gli scambi si sono monetarizzati e i Bassari hanno adottato fucili, carrucole, pentole di ghisa, recipienti di plastica, vestiti fatti con stoffe importate. Anche le abitudini alimentari sono cambiate, con l’uso sempre più massiccio di prodotti d’importazione.

POLITICA

11 Donna Bassari con figlia sulla schiena


La società Bassari era un tempo strutturata in forme matriarcali
; poi s’impose il sistema patriarcale, ma la discendenza ereditaria materna fu conservata. Oggi il sistema giuridico dello stato senegalese li obbliga ad adottare uno stato civile per discendenza paterna, cosa che l’Islam non era mai riuscito a imporre.

RELIGIONE

I Bassari continuano a praticare la “religione degli antenati”, pur con modesti, graduali cambiamenti nelle loro credenze.
Anche la loro cosmogonia si è aperta su orizzonti più vasti, le genealogie sacre hanno incluso nuovi lignaggi e certi feticci, un tempo esclusivi d’uno specifico gruppo famigliare, oggi rispondono anche alle preghiere di membri d’etnie diverse.
Nonostante tutti questi cambiamenti, i Bassari (che fra loro si chiamano anche Biliyane) si ritengono ancora e sempre figli dei Biyil, gli spiriti tutelari, assegnati a ogni essere umano o animale, che provengono da un mondo sotterraneo, dalla topografia in tutto simile a quella della terra. Il mondo visibile e l’invisibile interferiscono in un rapporto equilibrato di complementarietà.

A LA RENCONTRE DU PEUPLE BEDIK – BANDAFASSI – ETHIOUAR – SENEGAL ORIENTAL

 

Parole Explora: bottone, fertilità, saggezza, serenità

Altre informazioni:

tribalphoto

nezumi.dumousseau

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06. SEDILE DOGON

Tra le molte produzioni artistiche del gruppo Dogon vi sono i sedili/seggi che rivestivano soprattutto una funzione simbolica poiché venivano  utilizzati da personaggi importanti.

1 Seggio in situ

1 Seggio in situ


Le due piattaforme
, la parte superiore e inferiore della seduta, rappresentano il cielo e la terra e le quattro coppie scolpite in rilievo raffigurano  gli antenati  primordiali del gruppo, che avevano scelto le acque dei fiumi e dei mari come elementi in cui risiedere.

 

IL POPOLO DOGON

 

Mali _ Mappa delle Popolazioni

Mali _ Mappa delle Popolazioni


ARTE

16 danza delle maschere da Les mondes dogon

16 danza delle maschere da Les mondes dogon

I Dogon sono molto famosi per la loro vasta produzione di maschere e di statue in legno.

18 dama2 da Les Dogon

18 dama2 da Les Dogon

I colori primari utilizzati dai Dogon sono di solito il rosso, il nero e il bianco, mentre i segni più diffusi includono spirali e motivi a scacchiera; entrambi i motivi fanno riferimento alle storie legate all’origine di questo popolo.

STORIA

La storia antica, basata su tradizioni orali, riferisce che tra il X ed XIII secolo i Dogon si erano stabiliti sulla riva occidentale del fiume Niger. Essi emigrarono ad ovest verso il Burkina Faso del nord, dove le storie locali li descrivono come kibsi. Intorno al 1490 fuggirono in una regione conosciuta come il regno settentrionale Mossi dello Yatenga, quando furono attaccati dalla cavalleria Mossi.

La falesia di Bandiagara

La falesia di Bandiagara

Finirono la loro fuga nella regione delle falesie di Bandiagara, al sicuro dai cavalieri che li inseguivano.

Patrimoni dell’umanità – La falesia di Bandiagara

ECONOMIA

6 granai da Les mondes dogon

6 granai da Les mondes dogon

 I Dogon coltivano cipolle che vengono esportate in tutta la regione sudanese. Producono anche miglio e sorgo per il consumo locale. Come per tanti contadini africani, la terra e la sua fertilità svolgono un ruolo importante nelle concezioni religiose dei Dogon.

10 casa del sacerdote hogon da Les mondes dogon

10 casa del sacerdote hogon da Les mondes dogon

Il culto del Lebe, il dio che ogni notte appare in forma di serpente al capo religioso, è principalmente legato al ciclo della terra e altari a lui dedicati sono diffusi tra i terreni per favorire la fertilità della terra. Il più importante rito agricolo è il Bulu, che precede immediatamente le prime piogge e la semina.

POLITICA

Tra i Dogon le persone sono definite in base alla discendenza ed alla località. I raggruppamenti sono il clan, il villaggio, la discendenza patrilineare, e, per gli uomini, l’età o il grado.

12 guaritore da Les danseurs masquès

12 guaritore da Les danseurs masquès

Ognuno di questi gruppi è ordinato gerarchicamente in base all’età e all’ordine di successione, e tutti i livelli di ogni gruppo interagiscono con gli altri in modo che chi è generalmente ben rispettato all’interno della famiglia molto probabilmente sarà destinato a detenere una posizione di rilievo all’interno della società.

13 divinazione da Les Dogon

13 divinazione da Les Dogon


RELIGIONE

La religione Dogon è definita in primo luogo attraverso il culto degli antenati e degli spiriti che essi hanno incontrato durante le loro migrazioni attraverso il Sudan occidentale.

11 monumento funebre da Dogon art

11 monumento funebre da Dogon art

La società Awa è incaricata di eseguire le cerimonie che permettono al defunto di lasciare il mondo dei vivi e entrare nel mondo dei morti. I riti pubblici comprendono quelli funebri e la cerimonia del dama che segna la fine del periodo del lutto.

18 cerimonia del dama 1 da Les Dogon

18 cerimonia del dama 1 da Les Dogon

I membri della società Awa sono anche responsabili delle cerimonie del Sigui, che si tengono ogni 60 anni con lo scopo di ricordare alle nuove reclute gli iniziati defunti.
Tutti questi riti richiedono l’uso delle maschere e sono celebrati solo dai maschi iniziati che hanno appreso le tecniche necessarie per rappresentare le creature soprannaturali.

 

Parole Explora: fertilità, forza, onde del fiume, saggezza, serenità

Altre informazioni:

Dogon-Lobi.ch

SIRIS

TripDownMemoryLane

07. TESTA PICCHETTO

1 testa picchetto in situ

1 teste picchetto in situ

La testa picchetto in legno, vale a dire una testa senza corpo,  con evidenti segni di sostanze sacrificali,  era fissata su un cono di terra, all’esterno delle abitazioni o collocata all’entrata di un villaggio, quale protettore  degli abitanti, preposta al culto delle divinità e degli antenati della popolazione Lobi.

Testa picchetto in situ - dettaglio

baathil in situ

Secondo altre fonti,  la testa picchetto rimanda ad una cerimonia collegata agli scontri armati ed ai riti che, nel tempo passato, venivano effettuati dopo l’uccisione di un nemico.
L’uccisore era considerato molto pericoloso perché “trasmetteva”, attraverso lo spirito della sua vittima, la forza malvagia del potere di vendetta. Per proteggere l’omicida e contemporaneamente per neutralizzare il potere dello spirito vagante, veniva eseguita una cerimonia particolare che sottometteva lo spirito del morto al suo uccisore.


IL POPOLO LOBI

 

3 Burkina Faso _ Mappa delle Popolazioni

3 Burkina Faso _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

9 altare interno Skulptur in westafrika

9 altare interno Skulptur in westafrika


I Lobi scolpiscono numerosi tipi di oggetti, da quelli utilizzati ogni giorno a figure che incarnano gli ideali religiosi.
Le figure Batiba, riconosciute come esseri viventi, sono collocate nei santuari degli spiriti soprannaturali e sono in grado di comunicare tra loro per combattere le streghe.

STORIA

I Lobi migrarono in Burkina Faso dall’attuale Ghana attorno al 1770 e nei successivi cento anni molti di loro attraversarono il confine con l’odierna Costa d’Avorio in cerca di terre incolte. Sebbene i villaggi Lobi siano spesso indipendenti tra loro e non ci sia un potere centralizzato, essi riuscirono a opporre una forte resistenza alla colonizzazione francese.

ECONOMIA

I Lobi, che praticano prevalentemente un’agricoltura di sussistenza, vivono di miglio, sorgo e mais.
Gli uomini sono solitamente impegnati a dissodare i terreni ed a prepararli per la semina, mentre le donne si occupano della semina vera e propria e del raccolto. Sia gli uomini che le donne sono impegnati nell’artigianato, venduto sui mercati locali per cifre modeste.
Il bestiame è allevato per il pagamento della dote e delle multe ed è inoltre usato come dono. Anche se un tempo la caccia e la pesca fornivano un’importante fonte di proteine ​​per i Lobi, oggi non lo sono più, in quanto queste attività comunitarie si sono fortemente ridotte dopo l’introduzione delle armi da fuoco.

POLITICA

5 villaggio da Kunst und religion der Lobi

5 villaggio da Kunst und religion der Lobi

I villaggi Lobi sono sparsi, ma spesso associati tra loro. Anche geograficamente è spesso difficile distinguerne l’uno dall’altro. Tuttavia l’adesione comunitaria ad un singolo thil permette spesso di tracciare i confini della comunità.

13 oggetti per la divinazione da LOBI di Gottschalk

13 oggetti per la divinazione da LOBI di Gottschalk


Il thil, riconosciuto come capo della comunità, esprime divieti tramite un sacerdote indovino
, a cui devono obbedire gli abitanti del villaggio. Ogni villaggio è indipendente, ed i divieti vigenti in una zona possono essere completamente ignorati in quella vicina.

RELIGIONE

I Lobi ritengono che un tempo vivevano in un simbolico giardino dell’Eden fianco a fianco con dio e che non avessero bisogno di nulla. Tuttavia, quando cominciarono a diventare numerosi gli uomini cominciarono a combattere contro le donne e di conseguenza il dio se ne andò. Continuando però a voler bene agli uomini, il dio mandò dei thila a prendersi cura delle persone. Solo un indovino può entrare in contatto con i thila; egli trasmette messaggi, richieste e proibizioni alla gente. Il thil di villaggio si incarna nel santuario, ma, dal momento che i thila possono lasciare i santuari, sono spesso disabitati.

11 altare famigliare esterno da Kunst und religion der Lobi

11 altare famigliare esterno da Kunst und religion der Lobi


Nel sistema di credenze Lobi vi sono numerosi spiriti della natura, che si collocano al di sotto dei thila, ma al di sopra degli uomini.


Altre informazioni:

Dogon-lobi.ch

 

08. PIPA GURUNSI

08-Pipa-Gurunsi AR
La pipa utilizzata dai capi villaggi è in metallo poiché tra i Gurunsi  molti gruppi lavorano il ferro e  le loro fusioni sono esportate in altri paesi africani ( Senegal, Mali, Costa d’Avorio).

Dignitario Gurunsi fuma la sua pipa

Dignitario Gurunsi fuma la sua pipa

La parte in metallo è rivestita da pelle di rettile, probabilmente lucertola e serve da abbellimento; inoltre le piccole teste di ariete simboleggiano la forza riproduttiva e l’aggressività dell’animale che non sopporta alcun rivale.

2 Maschera montone Gurunsi

2 Maschera montone Gurunsi

I POPOLI GURUNSI

 

3 Burkina Faso _ Mappa delle Popolazioni

3 Burkina Faso _ Mappa delle Popolazioni

Il termine Gurunsi raggruppa diversi popoli che vivono nel sud Burkina Faso e nel nord Ghana con una lingua e tradizioni comuni; i più famosi sono Bwa, Lele, Nunu e Kassena.
Furono i popoli Mossi a dare questo nome alle popolazioni loro confinanti; il termine significa “il ferro non li scalfisce”, ad indicare  che essi non riuscirono mai a sottometterli.

ARTE

Case Gurunsi, da World Folklore Photographers Association

Case Gurunsi, da World Folklore Photographers Association


I Gurunsi sono conosciuti per le pitture murali delle loro abitazioni ed i simboli  impressi
, così come per le maschere zoomorfe decorate con motivi geometrici e l’uso dei colori bianco, rosso e nero.

STORIA

Secondo la tradizione orale i Gurunsi hanno avuto origine dall’ovest Sudan, nei pressi del lago Ciad; il loro insediamento attuale risale intorno al XII secolo.
Nel corso del XV secolo i cavalieri Mossi diverse volte provarono a conquistare il territorio Gurunsi per ridurre in schiavitù le popolazioni, ma senza successo. I Gurunsi non vennero mai sottomessi e restarono indipendenti.
Dopo la conferenza di Berlino del 1884 i territori Gurunsi furono divisi tra Francia e Inghilterra, andando a creare delle differenze politiche e culturali tra i vari sottogruppi.

ECONOMIA

I Gurunsi sono coltivatori. I campi appartenenti alla comunità sono coltivati da società agricole di giovani. Durante la stagione secca vivono di caccia e pesca.

POLITICA

6 Villaggio Bwa  da Art of the Upper Volta rivers

6 Villaggio Bwa da Art of the Upper Volta rivers

I Gurunsi sono privi di un potere centralizzato, ogni villaggio è retto dal consiglio degli anziani dei clan.

RELIGIONE

I Gurunsi credono in un dio chiamato Yi che si allontanò dagli uomini dopo la creazione del mondo; al centro di ogni villaggio vi è un altare a lui dedicato.
Egli diede a Su, rappresentato sia nelle maschere che nelle statue, il compito di prendersi cura degli uomini.

Ogni clan conserva in speciali capanne quegli oggetti magici che permettono di comunicare con gli spiriti della natura; solamente quando i riti sono compiuti correttamente i Gurunsi ottengono prosperità e benessere.
Le statue sono conservate nelle capanne degli abitanti o sugli altari familiari e sono usate per la divinazione.
Un indovino possiede diversi oggetti magici: statue di bronzo o di legno, palle di argilla, insegne di legno decorate con statuette.

Altre informazioni:

Dogon-lobi.ch

Trip Down Memory Lane

 

09. OREBOK


Questa scultura per i Bijagós è la sede della divinità e degli antenati del villaggio ed assume diverse forme secondo le esigenze del richiedente e dello scultore. Inoltre, secondo la credenza tradizionale degli abitanti dell’arcipelago, “gli spiriti partecipano fisicamente alla vita quotidiana dell’essere umano con il duplice potere di proteggerlo  o di nuocergli”.

1 Giovane Bijagò con il suo Orebok personale

1 Giovane Bijagò con il suo Orebok personale

Il viso umano ha un cappello in stile europeo, pare infatti che assomigli a certi cappelli con nastri portati dai portoghesi, tra i  primi a commerciare con gli abitanti dell’arcipelago.
Il collo è allungato e  scolpito ad anelli, la coda di mucca è simbolo di fertilità, poiché questo animale è molto importante nella vita quotidiana e durante il periodo iniziatico  dei giovani bijagós (maschere di mucca vengono indossate dai giovani iniziati). 

4 Maschera bovina dugne be usata nei riti di iniziazione

4 Maschera bovina dugne be usata nei riti di iniziazione

Il piccolo contenitore (zucca a fiasco), secondo la studiosa Duquette, serve per chiamare lo spirito; la parte in legno, appesa alla chiusura del semicerchio rappresenta una razza, animale totemico per i Bijagós.

6 Maschera pesce sega

6 Maschera pesce sega

L’incrostazione visibile all’interno della scultura è costituita da residui di libagioni fatte allo spirito.

Orebok portato in processione per il villaggio

Orebok portato in processione per il villaggio

IL POPOLO BIJAGOS

 

7 Guinea Bissau _ Mappa delle Popolazioni

Guinea Bissau _ Mappa delle Popolazioni

 

ARTE

Diversi tipi di statue sono scolpite per ospitare gli spiriti degli antenati. Le figure sedute sono di solito utilizzate per la divinazione e per la magia.

5 Maschera bovina moderna

5 Maschera bovina moderna

Due principali tipi di maschere sono utilizzate nelle cerimonie di iniziazione. Le maschere toro e quelle squalo sono molto naturalistiche.

STORIA

11 Donne Bijagò

11 Donne Bijagò

Anche se non si sa molto sulle origini dei Bijagòs, la lingua usata li collega agli attuali abitanti della zona costiera del continente.
È noto che un tempo i Bijagòs erano insediati più a nord, lungo la costa dell’attuale Mauritania e che furono gradualmente spinti a sud a causa di movimenti di popolazioni berbere nella stessa direzione.

22 Giovani iniziate

I primi riferimenti scritti alle Isole Bijagos ed ai loro abitanti risalgono al 1456, quando un esploratore portoghese (Alvise da Cadamosto) mise per iscritto i suoi viaggi.
Per tutto il XVII° secolo le isole furono utilizzate come porti per le navi destinate alla tratta degli schiavi. Nel tardo XIX° secolo l’arcipelago fu colonizzato come parte della Guinea Portoghese.

ECONOMIA

L’ambiente pianeggiante e paludoso delle isole è particolarmente adatto per la coltivazione del riso, la principale coltura dei Bijagos.

8 Pescatori Bijagò

8 Pescatori Bijagò

La pesca nelle acque dell’Atlantico è altrettanto importante quanto l’agricoltura. I Bijagos sono molto abili a guidare lunghe canoe, che a volte sono state utilizzate anche per la guerra contro i popoli costieri. I maiali sono l’animale principale allevato sulle isole.

POLITICA

21 Giovane al termine della propria iniziazione

21 Giovane al termine della propria iniziazione


Il comando ricade su capi che derivano il loro potere dal rapporto con gli antenati trasmesso discendenza materna.
Avere un collegamento diretto con gli antenati sepolti nella terra autorizza il leader alla distribuzione della terra. Il capo di ogni comunità è supportato da un consiglio di anziani. Le case Bijagos sono strutturate in proprietà collegate tra loro, creando un forte senso di comunità, sia fisico che sociale. Le donne sono particolarmente importanti nei sistemi politici Bijagos, perché possono raggiungere il rango di capo.

RELIGIONE

Si ritiene che Nindo, il dio supremo, abbia creato Obide, un uomo, e Okanto, una donna, che diedero vita a due ragazzi, tutti e quattro ricordati come gli antenati originari.
I Bijagos credono inoltre che dopo la morte, Orobo (l’anima) possa trovare pace solo se venga scolpita una statua in cui può riposare.


Parole Explora:
 cappello, nastri, razza, zucca

Altre informazioni:

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JeanRobertPhotoshelter