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37. SEDILE LUBA

37-Seggio-Luba

Tra le numerose opere dell’arte Luba il sedile riveste un significato importante per la tradizione del gruppo.

01 Re dei Mangbetu davanti alle mogli sedute sui troni

01 Re dei Mangbetu davanti alle mogli sedute sui troni

Si pensa che questo tipo di sedile era riservato ai capi al fine di simboleggiare la continuità del potere.

02 Capo con trono e scettro

02 Capo con trono e scettro

Il soggetto privilegiato degli scultori è la rappresentazione della donna, fondamento ispiratore di quasi tutte le creazioni, poiché la donna nella tradizione culturale Luba è associata ai miti della creazione e della fondazione del clan.

03 Capo Luba seduto sul trono

03 Capo Luba seduto sul trono

In questo sedile è la figura femminile che sostiene la parte della seduta con la mano destra, simbolicamente pare essere la donna il sostegno del potere del capo.

 

IL POPOLO LUBA

 

04 Congo _ Mappa delle Popolazioni

04 Congo _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

Nella scultura è molto diffusa la rappresentazione della figura femminile, a causa dell’importante ruolo delle donne svolto nella società Luba. Questo popolo è molto noto per gli sgabelli, le coppe di divinazione, gli scettri porta frecce e le tavole mnemoniche (lukasa).

Dignitari Luba con insigne del potere, tra cui due Lukasa

Dignitari Luba con insigne del potere, tra cui due Lukasa

STORIA

L’espansione inarrestabile dell’impero Luba può essere collocata nel XVI secolo, quando esso emerse dal collasso della società Upemba. L’espansione verso est in direzione del lago Tanganica si intensificò sotto la guida di Ilungu Sungu tra il 1780 e il 1810. In seguito l’impero si espanse a nord e sud-est fino al 1840 sotto il regno di Kumwimbe Ngombe e poi ancora a nord-ovest e nord-est nel periodo 1840-1870 sotto Ilunga Kabale. L’impero iniziò a decadere dopo la sua morte nel 1870, quando i mercanti arabi di schiavi e gli invasori europei misero in discussione la supremazia Luba nella regione, contribuendo così al declino del potere Luba. L’eredità del grande impero è ancora oggi riconoscibile nella regione, dove i costumi locali e gli stili artistici spesso riflettono una forte influenza Luba.

ECONOMIA

Durante gli splendori del regno, l’impero Luba era fondato su un complesso sistema di tributi che serviva a ridistribuire la ricchezza in tutta la regione. La classe dirigente aveva il monopolio virtuale su interi settori produttivi e commerciali come il sale, il rame e il ferro. La maggior parte dei cittadini dell’impero era dedita ad un’agricoltura di sussistenza fondata sulla tecnica del “taglia e brucia”, integrata da pesca e caccia. L’importanza della caccia fu rafforzata dalle istituzioni sociali, che erano solite celebrare le imprese dei cacciatori più abili.

POLITICA

L’impero Luba era caratterizzato da un’autorità centrale retta da un re sacro. Egli fondava il suo potere sul controllo di dirigenti regionali subordinati, che normalmente ereditavano il loro status in base alle loro posizioni all’interno dei vari clan patrilineari.

Twito-Kilukwe, capo Luba, 1930s

Twito-Kilukwe, capo Luba, 1930s

Il potere del re era rafforzato da un indovino reale, responsabile dell’iniziazione del sovrano al proprio ruolo. Per controbilanciare il potere assoluto del re esistevano numerose istituzioni, la più nota era la società Mbudye, i cui membri erano incaricati di ricordare la storia del regno su apposite tavole di legno e le cui interpretazioni degli avvenimenti storici  influenzavano spesso le azioni dei sovrani.

RELIGIONE

La religione era fondata sulla venerazione degli antenati e richiedeva di onorare gli spiriti.
I re Luba incorporarono elementi religiosi per giustificare il loro potere. Al pari dei sovrani europei, essi si ritenevano divinamente ispirati e direttamente legati al mito dell’origine.

Indovino Luba, 1989. Photo by Mary Nooter Roberts.

Indovino Luba, 1989. Photo by Mary Nooter Roberts.

Come tale, l’investitura del re era rappresentato attraverso un complesso rituale di incoronazione che coinvolgeva la conferma religiosa da parte di un indovino.

Il Regno Luba (inglese)

Parole Explora: forza, protezione, saggezza, serenità

 

Altre informazioni:

Trip Down Memory Lane

38. STATUA IN PIETRA

La statua in pietra “ntadi” è scolpita utilizzando una pietra tenera, facile da lavorare, che al contatto dell’aria e con il passare del tempo assume una patina grigia.

2 Ntadi in situ 2 da testo Cornet

2 Ntadi in situ 2 da testo Cornet

Molte sono state le interpretazioni sul significato di queste opere;
quella più accreditata sembra essere quella commemorativa:
il ritratto di un defunto, la rappresentazione del ruolo che aveva durante la vita o ancora l’espressione dei sentimenti dei vivi di fronte alla morte di un loro caro.

7 Capo villaggio

Alcuni ricercatori sostengono che molte di queste statue venissero conservati nelle abitazioni e considerati come figure di spirito.

2 Nkisi in situ 1892_1907

Capi e notabili di villaggi facevano inoltre preparare dagli scultori un loro ritratto da collocare sulla tomba come ricordo per i componenti della famiglia e per gli  abitanti del villaggio.

15 Cimitero

Altre info sull’opera:

Statuettes funéraires

 

IL POPOLO KONGO

 

3 Congo _ Mappa delle Popolazioni

3 Congo _ Mappa delle Popolazioni

ARTE

La forma d’arte più significativa di questo popolo sono le figure di spirito nkisi, oggetti fabbricati in tutte le forme, dimensioni e materiali. La stratificazione della società Kongo ha portato gran parte dell’arte a essere indirizzata verso le persone di status elevato; solo gli nkisi erano una delle poche forme a disposizione di tutti.

STORIA

I popoli Kongo raggiunsero i territori attuali sotto la guida di Wene nel corso del XIII secolo provenendo da nord-est.
Nel 1482 i portoghesi arrivarono sulla costa ed il regno Kongo avviò relazioni diplomatiche che comprendevano l’invio di nobili Kongo in Portogallo a visitare la corte reale, come avvenne  per la prima volta nel 1485. In seguito diversi re del Kongo furono presi di mira per la loro conversione al  cristianesimo; da lì si generarono profonde divisioni tra i seguaci del cristianesimo e quelli delle religioni tradizionali.
Nel 1526 i portoghesi furono espulsi, ma i popoli Kongo furono poi invasi da guerrieri Jagas nel 1568, così che i re furono costretti a chiedere aiuto ai portoghesi. Da allora il regno Kongo non riacquistò mai più il suo antico potere. Negli anni successivi il regno alternativamente combatté fianco a fianco e contro i portoghesi, fino ad essere colonizzato nel 1885.

ECONOMIA

9 Villaggio tradizionale vicino a Mbanza-Ngungu Congo

9 Villaggio tradizionale vicino a Mbanza-Ngungu Congo

I Kongo si affidano ad un’economia di sussistenza basata su produzione agricola, pesca e caccia.
Nel periodo di massimo splendore del Regno, durante il Cinquecento,  venivano riscosse le tasse, raccolte le multe tra i cittadini ed imposto il lavoro forzato. Ogni tanto schiavi, avorio e rame furono scambiati con gli europei presenti sulla costa.
I porti più importanti furono Sonyo e Pinda.

POLITICA

All’apice del Regno, nel XV e XVI secolo, il re era eletto da un gruppo di governatori, di solito i capi delle famiglie più importanti e, occasionalmente, tra i funzionari portoghesi. Le attività del tribunale erano gestite da un vasto sistema di funzionari e la corte stessa di solito consisteva di numerosi parenti maschi del re.

8 Villaggio dall'alto

8 Villaggio dall’alto


I villaggi erano spesso governati da parenti minori del sovrano che rispondevano del loro operato direttamente a lui.
Tutti i membri del governo erano investiti del loro potere attraverso un apposito rituale.

RELIGIONE

Nel regno Kongo Nzambi era il dio supremo. Le rappresentazioni di spiriti ed antenati costituivano i mediatori tra cielo e terra; anche gli nkisi ne facevano parte. Quando un individuo incontrava delle difficoltà e temeva che lo spirito fosse stato offeso, era necessario consultare un nganga (indovino), che consigliava quali farmaci utilizzare per curare le malattie.

Nonostante i portoghesi tentarono di cristianizzare i popoli Kongo già nel 1485, la maggior parte di essi oppose resistenza ed  incorporò l’iconografia cristiana nella propria religione tradizionale.

16 Tomba di coppia

16 Tomba di coppia

Parole Explora: forza, saggezza, serenità

Altre informazioni:

Trip Down Memory Lane

 

39. MASCHERA CHOKWE

La maschera “Mwana Pwo” o maschera delle giovani rappresenta l’antenato femminile del popolo, celebre per la sua bellezza; la sua apparizione nelle riunioni di villaggio porta prosperità e fecondità.

05 Da Archivio Eliot Elisofon

05 Da Archivio Eliot Elisofon

Il volto è segnato da scarificazioni, sulla fronte è inciso un segno che la studiosa e poetessa Faïk-Nzuji ritiene essere il simbolo dell’infinito (Kalunga).

06 Uomo Chokwe con scarificazione frontale

06 Uomo Chokwe con scarificazione frontale

Una capigliatura di materiale vegetale e ciondoli di bambù abbelliscono la maschera.

09 Acconciature donna e uomo

Il danzatore, travestito da donna, porta dei seni posticci, una gonna di cotone ed una pesante cintura di perle a forma di falce; nelle mani regge un sonaglio ed uno scacciamosche.

03 Chokwe in situ

03 Chokwe in situ

IL POPOLO CHOKWE

 

07 Angola _ Mappa delle Popolazioni

07 Angola _ Mappa delle Popolazioni


ARTE

I Chokwe sono ben noti per gli oggetti d’arte realizzati per celebrare e rafforzare la corte reale.

Questi oggetti includono sgabelli in legno riccamente intagliati e sedie usate come troni, bastoni, scettri e lance. La maggior parte delle sculture sono ritratti che rappresentano la discendenza reale.

STORIA

L’origine Chokwe può forse essere fatta risalire ai popoli Mbundu e ai pigmei Mbuti. Tra il 1600 e il 1850 essi erano sotto il dominio degli stati Lunda e vivevano nell’Angola centrale. Nella seconda metà del XIX° secolo, però, un notevole sviluppo delle rotte commerciali tra i territori Chokwe e la costa angolana portarono ad un aumento del commercio di avorio e gomma. La ricchezza acquisita permise al regno Chokwe di espandersi, superando gli stati Lunda.
Tuttavia il successo fu di breve durata; gli effetti del grande sviluppo, le malattie ed il colonialismo portarono alla frammentazione del potere Chokwe.

ECONOMIA

I Chokwe coltivano manioca, cassava, patate dolci e noccioline, tabacco da fiuto e canapa; il mais viene coltivato per la birra. Praticano anche l’allevamento del bestiame, in particolare pecore, capre, maiali e polli. La caccia contribuisce ad arricchire la dieta alimentare. Esiste un’associazione esclusiva di grandi cacciatori nota come Yanga, ma tutti contribuiscono alla cattura di piccoli animali selvatici. L’allevamento e la trasformazione dei prodotti agricoli sono condotti quasi esclusivamente da donne. La tecniche “taglia e brucia” e la rotazione delle colture sono praticate per conservare la terra in modo naturale.

POLITICA

I Chokwe non riconoscono un leader supremo, ma piuttosto offrono fedeltà ai capi locali che ereditano le loro posizioni dallo zio materno. I capi si consultano con il consiglio degli anziani e con gli  specialisti dei rituali prima di prendere decisioni. I villaggi sono suddivisi in particelle governate dai capifamiglia.

11 Giovani iniziati

11 Giovani iniziati

Tutti i membri della società Chokwe si dividono in due categorie: quelli che discendono dai clan fondatori e coloro che sono discendenti di ex schiavi.

RELIGIONE

I Chokwe riconoscono Kalunga, il dio della creazione e del potere supremo ed una serie di spiriti della natura. Questi spiriti possono appartenere alla persona, alla famiglia o alla comunità; se trascurati  portano sicure disgrazie personali o collettive.

10 Santuario degli spiriti protettori

10 Santuario degli spiriti protettori

Gli spiriti maligni possono essere attivati ​​ anche da   stregoni e causare malattie; per recuperare la salute occorre contrastarli. A tal fine occorre consultarsi con un nganga (indovino) che tenta di scoprire l’origine del problema del paziente. La forma più comune di divinazione tra i Chokwe è il cesto divinatorio, che consiste nel lancio di un massimo di sessanta oggetti in un recipiente. La disposizione degli oggetti è poi “letta” dal sacerdote per determinare la causa della malattia.

Altre informazioni:

Randafricanart

ARTE IN AFRICA

Nelle culture orali a sud del Sahara l’arte ha sempre avuto un’importanza fondamentale: trasmettere informazioni, illustrare e mantenere credenze, rimandare continuamente al mito.
Alla base dell’arte in Africa vi è stata una funzione socio-religiosa.
L’arte è stata messa al servizio di riti necessari per combattere le forze ostili che sembrano dominare la natura e per spiegare ed ordinare un mondo apparentemente caotico.

Tuttavia non tutto ciò che è stato creato dagli artisti è connesso alla religione.
Molte opere sono nate per la volontà dei regnanti di mostrare la propria ricchezza, altre erano usate per il divertimento nelle grandi feste in cui partecipava tutta la comunità, o per l’insegnamento di norme di comportamento.

L’insieme di tali funzioni è all’origine di una grande produzione artistica che, pur usando certi elementi ricorrenti quali la maschera e le figure umane ed animali, presenta una sorprendente varietà di soluzioni.

Contrariamente a quanto si è spesso sostenuto, l’artista africano, era in grado di superare le regole stilistiche stabilite dalla tradizione e dava un’interpretazione personale all’oggetto da produrre, né più né meno di qualsiasi artista di altra origine e cultura.

ARTE E VITA

Nelle culture africane di villaggio vi è una stretta relazione tra il ciclo di vita agricolo annuale e quello della vita umana.
Al momento del raccolto un ciclo finisce, ma un altro ne ricomincia subito dopo; ciò vale anche per le persone, specialmente per coloro che muoiono giovani senza figli: si crede possano rinascere con la generazione successiva.
Così ogni momento chiave della vita può essere visto come un passaggio da uno stato ad un altro, accompagnato da cerimonie in cui gli oggetti artistici utilizzati sono lo strumento per manifestare credenze religiose ed esprimere idee associate ai culti.

1. Nascita
Molte opere d’arte sono state realizzate per incoraggiare la fertilità femminile e molti templi sono dedicati a divinità che proteggono e sostengono la maternità, perché ancora oggi nelle aree rurali sono i figli a sostenere i genitori in tarda età ed a nutrire gli spiriti degli antenati attraverso offerte sacrificali.
La capacità di avere bambini può essere fatta risalire ad una coppia primordiale di antenati progenitori di tutto il clan, esseri semi-leggendari che fissarono le regole morali oppure figure ben precise i cui nomi si possono ritrovare nei racconti orali di ogni popolo.

2. Iniziazione
Nella fase dell’iniziazione alla vita adulta gli oggetti d’arte sono usati per comunicare visivamente ai partecipanti gli ideali del gruppo, per illustrare le regole di condotta morale che devono seguire e per dar forma agli spiriti protettori.
Per entrambi i sessi l’iniziazione prevede una fase di allontanamento dal villaggio per ricevere conoscenze legate alla vita adulta. Il reinserimento nella comunità è accompagnato dalla presenza di maschere o di bambole della fertilità ed in molte popolazioni il matrimonio segue immediatamente l’iniziazione, per inserire la persona nella comunità degli adulti.

3. Vita adulta
In Africa il successo di un adulto si misura sulla sua capacità a crescere una famiglia in modo da assicurare la continuità delle future generazioni.
Credendo che la vita delle persone sia influenzata dagli spiriti, in caso di difficoltà viene consultato un uomo di medicina, un ponte tra il mondo naturale e quello soprannaturale e l’arte permette di comunicare con questi esseri invisibili e controllare il loro potere. Dando loro le forme di corpi maschili e femminili gli spiriti della foresta possono ricevere cibo, bevande e preghiere e l’apparizione di maschere dai volti umani può dare identità e personalità ai misteriosi e intangibili spiriti della natura.

4. Età avanzata
Avendo concluso la loro attività di cura dei figli, gli anziani sono più attenti alla salute ed al benessere del clan e della comunità. Rispettati per l’esperienza, possessori dei segreti del gruppo considerati le chiavi di sopravvivenza delle successive generazioni, nelle culture africane gli anziani diventano sacerdoti, guaritori, maestri, governanti, consiglieri.
Sono anche onorati per il loro potere spirituale e perché diventando presto antenati potranno interferire sul benessere di coloro che lasceranno.

5. Morte e rinascita
Nelle culture africane la morte non è la fine di tutto e si ritiene che oltre la vita vi sia un regno abitato dagli antenati.
Finché lì vi abitano, essi continuano a sostenere i vivi agendo da intermediari con gli spiriti della natura e l’arte rappresenta un punto di contatto tra i due mondi, quello dei vivi e quello dell’al di là.
Il ricordo del defunto può essere mantenuto vivo attraverso le maschere che sfilano in processione per il villaggio e con le statue collocate sugli altari familiari o nei templi comunitari, oggetto di preghiere e sacrifici per ottenere protezioni e benedizioni.

Non si tratta di un cerchio della vita che si chiude, ma come in una spirale aperta, gli antenati ritornano alla nascita in questo mondo … e tutto ricomincia

Per saperne di più:

http://www.imamuseum.org/interactives/cycles/

ESSERE MADRE IN AFRICA

L’ambiente africano rappresenta una grande sfida per l’esistenza umana. La vita è continuamente minacciata da malattie, siccità, carestie, inabilità fisiche. Pure le condizioni economiche e sociali del passato e del presente, dalla tratta degli schiavi al colonialismo, dalle guerre per le materie prime alla scarsità di comunicazioni e servizi, contribuiscono a rendere dura la vita quotidiana.

Capita quindi che in molti popoli africani i figli siano considerati come una benedizione di Dio, una protezione contro l’incertezza delle malattie, degli imprevisti, della vecchiaia.

Una donna che presenta delle difficoltà ad avere dei bambini può consultare uno specialista, chiamato babalawo tra gli Yoruba della Nigeria.

Avere dei bambini è così importante che, diversi popoli hanno prodotto delle bambole che hanno la funzione di propiziare la fertilità, di aiutare le donne a restare incinta.

Alla donna africana la tradizione assegna i ruoli di madre, nutrice, fonte di generazioni. Ancora oggi nei villaggi il successo di una donna si misura sul numero di figli cresciuti. La sterilità, al contrario, segna spesso il fallimento della propria vita. Avere un figlio non è solo un problema di coppia, ma è una questione che richiede l’aiuto degli antenati e degli spiriti, considerati sempre presenti nella vita delle persone.

Come risultato, nell’arte tradizionale africana gli scultori hanno incoraggiato la fertilità della donna attraverso numerose sculture.

Le forme più ricorrenti sono quelle di una figura femminile seduta con il bambino al seno, oppure inginocchiata o in piedi con il piccolo sul dorso.

In genere le effigi delle maternità sono figure mitiche: l’”antenata madre” o “il grande fiume che dà nutrimento”; oppure raffigurazioni di personaggi storici, come le regine.

Così, molte famiglie africane sono numerose, perché non sono composte solo dai figli e dai genitori, ma, essendo diffusa la poligamia, comprendono parecchie discendenze e diverse generazioni: i nonni, gli zii, i cugini. Oltre ai vivi, ne fanno parte anche gli spiriti degli antenati e dei bambini non nati.

 

ARTE PER CURARE

In Africa molti oggetti d’arte sono creati da persone che ritengono che gran parte dei fatti della vita ed il loro significato siano determinati dal mondo soprannaturale.
Le benedizioni o le maledizioni degli spiriti possono determinare la differenza tra successo e fallimento, salute o malattia, pace o conflitto.
La stretta relazione tra cura e religione in Africa è ben illustrata dalla credenza comune che la separazione del benessere fisico da quello spirituale possa causare seri danni ad un individuo o ad una comunità. Di conseguenza l’interazione tra uomini, spiriti e divinità è necessaria alla salute ed alla prosperità.
Lo spazio che separa il dio creatore, l’Essere Supremo, dall’uomo è riempito da una serie di mediatori, inferiori a Dio e superiori all’uomo. Si tratta di divinità minori, di spiriti secondari, incaricati dall’Essere Supremo di compiere determinate funzioni nel mondo e presso gli uomini. Hanno corpo e temperamenti umani (sono contenti, gelosi, generosi, vendicativi, a seconda dei casi) e sono destinatari di preghiere e sacrifici.

Anche gli antenati hanno un ruolo importante per i popoli africani. La presenza attiva degli antenati nella comunità dei vivi è vitale per il mantenimento del loro ricordo. Dal momento che il loro intervento spesso causa e cura afflizioni, gli antenati hanno un ruolo importante nelle arti delle guarigioni.
Gli antenati – chiamati anche morti-vivi – sono viventi di un genere particolare. La morte non ne ha alterato la personalità, la natura; solo il loro modo di vita è cambiato. Abitano nell’altro villaggio, in una condizione privilegiata. Avendo vissuto la vita terrena e avendola portata a termine, conoscono meglio di chiunque la condizione umana ed i bisogni degli uomini. Per questo vengono invocati in caso di bisogno.
Se l’antenato appartiene al mondo dei morti, è pur vero che in ogni comunità è presente uno specialista, l’uomo di medicina, che si pone tra la comunità e Dio. Chiamato babalawo tra gli Yoruba della Nigeria e nganga nell’Africa Centrale egli corrisponde al sacerdote, al rabbi o all’imam delle tre grandi religione monoteiste, ed è colui che aiuta gli individui a trovare delle soluzioni ai problemi in caso di necessità. Una donna lo può consultare quando presenta delle difficoltà ad avere dei bambini.
Un padre ne chiederà l’aiuto se il figlio non riesce a crescere sano oppure se la famiglia è colpita da una malattia, una carestia nei raccolti o un incidente.

In molte lingue di origine Bantu parlate in Africa Centrale e Orientale il concetto di salute è associato a quello di equilibrio, purezza, calma, ordine, resistenza e forza.
Al contrario la malattia è legata a conflitto, sporcizia, ira, confusione, disgrazia, sofferenza.
Tra i popoli Kongo i minkìsi rappresentano un particolare aspetto della loro arte. Nei villaggi per una persona adulta il successo è misurato dall’abilità a trovare un partner, crescere una famiglia, provvedere ai bambini che garantiranno la sopravvivenza della famiglia stessa per le generazioni future.

Ogni adulto è avvolto da preoccupazioni legate alla salute dei bambini, alla sua capacità di procurarsi i mezzi per vivere, a curare la sua salute e quella del partner, alle numerose incertezze cui occorre far fronte nel corso della vita.
Per un uomo o una donna Baulé della Costa d’Avorio avere un matrimonio duraturo, crescere tanti figli, sostenere la propria famiglia è un problema serio; da qui la massiccia produzione di statue maschili e femminili che rappresentano gli sposi dell’al di là.

In conclusione, le arti africane sono spesso usate per onorare, imitare o invocare esseri soprannaturali, per costruire un ponte tra umano e divino che garantisca benessere e prosperità e contrasti o attenui le sofferenze ed il dolore.

ARTE E POTERE

In Africa i sistemi di governo variano assai: da stati totalmente centralizzati a singoli villaggi semi indipendenti. I primi hanno un capo, o un re, al vertice di una burocrazia articolata. I secondi, più democratici, hanno un consiglio degli anziani, organo rappresentativo di tutte le famiglie, che prende le decisioni sulla vita della comunità. Ci sono anche numerose etnie in cui manca del tutto un’organizzazione politica, o almeno un’autorità al di là della famiglia.

Una caratteristica comune ad ogni governante è la capacità di caricare di significati simbolici oggetti d’uso quotidiano come sedili, copricapi, teste ritratto, pipe.
Gli oggetti d’arte, come i numerosi e multiformi scettri Fon, aiutano i leader nel loro compito di esercitare influenza su altre persone, sia in ambito morale che spirituale, militare, economico sociale, politico.

Quando le forme d’arte hanno lo scopo di elevare il governante ad una posizione superumana, o di affermare la continuità della dinastia, si parla d’arte di corte.
Essa ha il compito di commemorare particolari eroi, comandanti, eventi ; non solo, anche quello di sostenere status, posizione, ricchezza e potere di chi comanda.

Alcuni oggetti inoltre rivelavano la nobiltà della persona non solo in vita, ma anche dopo la morte. Nell’impero Fon del Dahomey del Ghana, le statue reali erano poste sugli altari dedicati agli antenati, tra i Kongo dell’attuale Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) le statue in pietra di capi o dignitari dei villaggi erano collocate sulle tombe dopo la loro morte.

MASCHERE

Nel mondo africano la maschera è uno strumento che permette di allontanare le forze malvagie, richiamare o trattenere quelle benefiche presenti nel mondo.

Le maschere sono usate in momenti forti della vita dei popoli; attraverso di loro si manifesta uno spirito protettore, un antenato fondatore del clan, le energie della natura; per queste ragioni solo i danzatori hanno il permesso di indossarle e di utilizzarle.

Nei riti d’iniziazione dei giovani alla vita adulta, la maschera ha il compito di trasmettere le conoscenze del sapere tradizionale e le regole di comportamento nella comunità attraverso la rappresentazione drammatica di miti e storie.

Nelle società segrete, organizzazioni militari e giudiziarie governate da un consiglio dei notabili, le maschere  incarnano spesso spiriti della foresta oppure antenati che si credevano presenti alle cerimonie sociali e religiose che regolavano la comunità: esse avevano il potere di intervenire nella vita degli uomini in varie situazioni. In particolare nelle società dei guerrieri, la maschera “da corsa”, è stata usata per spaventare il nemico.

Nei culti agrari e di fertilità la maschera ricorda il tempo mitico in cui furono insegnate agli uomini le tecniche agricole; compare nei riti celebrati nelle stagioni della semina e del raccolto, come avviene per la maschera “Mwana Pwo dei Chokwe (hyperlink a 39 MASCHERA CHOKWE).

Nei riti di guarigione sono invocati gli antenati, considerati dei ponti tra l’Essere Supremo e gli uomini.

Nei funerali la maschera raccoglie le forze della natura che la morte ha spezzato.
La morte provoca una rottura dell’equilibrio nella comunità; durante il rito la maschera deve neutralizzare e ordinare queste forze, perché tutto rientri nella normalità.

Spesso le funzioni delle maschere non sono ben definite; risulta difficile fare delle distinzioni nette perché esse posso intervenire in cerimonie diverse. È questo il caso delle maschere Gelede degli Yoruba.